3 luglio 1971, a Parigi muore Jim Morrison

Se ne va in circostanze misteriose il frontman della band The Doors, poeta maledetto e impetuoso profeta della libertà.

Il 3 luglio 1971 muore a Parigi in circostanze mai chiarite James Douglas Morrison, detto Jim, leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, dal 1965 al 1971. Cavalcando la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, fu tra i più grandi cantanti di rock psichedelico, impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile.
«Se la mia poesia cerca di arrivare a qualcosa, è liberare la gente dai modi limitati in cui vede e sente» scriveva. Ribelle e dedito a ogni esperienza psichedelica, raggiunto da un successo incredibile per via dei suoi concerti, il 2 marzo 1971 raggiunse la fidanzata Pamela Courson a Parigi, prima che uscisse l’album L.A. Woman, l’ultimo registrato dai Doors. L’intenzione di Jim fu quella di dedicarsi qui solo alla poesia, ma si portò con sé da Los Angeles anche due pellicole dei suoi lungometraggi, tra cui l’incompiuta Highway, che Jim voleva completare con la nota regista franco-belga Agnès Varda. Nelle prime settimane, Jim scrisse qui innumerevoli appunti, poesie e vari scritti, sia in casa che esplorando le vie circostanti, Lungo-Senna Quai Des Celestins, Île Saint-Louis, Île de la Cité, Place des Vosges.

Nei primi di aprile 1971, Jim cominciò ad accusare crisi d’asma e problemi di respirazione, così su consiglio dei medici decise per un breve viaggio in climi più salubri e tropicali, partendo con Pam per un breve viaggio in Marocco. Tornati a Parigi il 3 maggio mentre Pamela vagava in giro a cercare eroina nei salotti parigini, Jim girava locali e bar, tra cui lo storico Café de Flore (172, Boulevard Saint-Germain). Il 2 luglio, degli amici videro Jim per l’ultima volta nel pomeriggio, descrivendolo tossicitante, gonfio e con un brutto aspetto. Secondo la versione ufficiale, Pam dichiarò che quella sera uscì con Jim per vedere il film “Notte senza fine” (Pursued) in un cinema lì vicino, per poi entrambi rientrare all’una di notte circa.
A notte fonda del 3 luglio, forse le 3 o 4 di notte, Pam si svegliò, sentendolo rantolare e vomitare; lui si rifiutò di chiamare un medico, e decise invece di farsi un bagno caldo. Pam tornò a dormire, per poi risvegliarsi brevemente poco dopo, senza vederlo ritornare a letto. Alle 8 circa, Pam si alzò dal letto per recarsi in bagno, dove scoprì il suo corpo esanime e livido, ancora immerso nell’acqua della vasca. Chiamati vigili del fuoco e medici, fu constatata la morte del cantante.
Il giorno dopo, 4 luglio, Varda si occupò di organizzare una veglia funebre privata, ma non venne data alcuna comunicazione né alla stampa né ad altri amici (ad eccezione degli altri componenti della band).
Varda e gli altri decisero di farlo seppellire presso il vicino cimitero di Père-Lachaise, poiché uno dei pochi aperti a stranieri morti a Parigi, ivi compresi molti artisti, tra cui i tanto imitati poeti maledetti del Decadentismo, come appunto Oscar Wilde. La sepoltura di Jim Morrison avvenne alle 9 del mattino del 7 luglio, nella seconda fila del settore n. 6, alla confluenza con i settori 5-14-16, senza rito religioso e senza lapide (solo una croce e il nome). La cerimonia fu molto breve, solo pochi minuti, senza nemmeno aspettare il termine dell’inumazione, ed alla presenza di pochissimi: Bill Siddons, Alain Ronay, Pamela Courson, Agnès Varda e la canadese Robin Wertle, la segretaria di Jim a Parigi. Pamela recitò qui i versi finali del poema “Celebrazione della Lucertola”:

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