Black Lives Matter, la lotta antirazzista ma dai toni violenti

Anche Latina ha partecipato alla protesta antirazzista. Il movimento Black Lives Matter rivendica giuste attenzioni ma in un comunicato usa termini troppo accesi, dimenticando che il vero confronto si fa col dialogo.

Anche a Latina gli attivisti antirazzisti Black Lives Matter hanno manifestato il loro dissenso per l’assurda e barbara uccisione di George Floyd, avvenuta a Minneapolis da parte della polizia statunitense. Piazza del Popolo sabato 20 era gremita di giovani e meno giovani, un gruppo che ha rilasciato un comunicato stampa che pare più una dichiarazione di guerra che di intenti. La piazza principale di Latina “era piena di persone, di solidarietà, di voglia di lottare. Piena di giovani, soprattutto, che con cuore aperto e determinazione hanno costruito insieme a noi questa manifestazione -si legge nella nota-.
Non ci siamo messi in ginocchio, noi, al contrario abbiamo alzato la testa e la voce, per far sentire forte il messaggio che anche Latina combatte contro il razzismo, lo sfruttamento, l’oppressione. Non accettiamo la regola del privilegio, non accettiamo nessun tipo di discriminazione”. E fin qui tutto condivisibile, espresso con fermezza e ardore giovanile, con determinazione e rabbia, che già si evinceva nella presentazione social lanciata dal gruppo Black Lives Matter “Perché l’Italia non diventi l’America, perché il mondo non diventi l’America. Sabato 20 giugno alle ore 17,00, in Piazza del Popolo a Latina, manifestazione in appoggio alle lotte degli afroamericani negli U.S.A. Rifiutiamo questo modello di società, vogliamo che tutti i cittadini godano degli stessi diritti, che tutti i cittadini godano dello stesso rispetto da parte delle istituzioni, vogliamo che la differenza del colore della pelle sia considerata alla stregua della differenza del colore degli occhi” c’è scritto).
Il gruppo torna sulla giornata di sabato che li ha visti protagonisti. “Il nostro non è stato antirazzismo da passerella, non è stata solidarietà che dura il tempo di scattare una foto e via, chi c’era ieri in piazza lo sa bene. Chi scende in piazza per moda con noi non ha nulla a che spartire. Lo sanno le associazioni, i collettivi, i ragazzi che hanno protestato al nostro fianco e sono intervenuti per dire la loro. Lo sanno il Partito Comunista, che ha mostrato una larga partecipazione, e Potere al Popolo: delle tante forze politiche che con gran clamore si proclamano antirazziste, solo loro erano presenti”. Ecco, chi ha organizzato questa manifestazione ha sottolineato un aspetto condivisibile: tutti a parlare di antirazzismo e uguaglianza di diritti poi come al solito ci sono partiti e movimenti di ispirazione di area di sinistra ad essere presenti e mai, quasi mai, gruppi di ispirazione di centrodestra, come se questa materia non appartenesse a questa parte della società. Da sempre inspiegabile questo atteggiamento. Ancora: si parla di integrazione, da tutte le parti, poi in piazza ci va soltanto chi professa una fede, come se ci fosse la paura di essere ‘contaminato’. Bah.
Ultimo inciso. E poco condivisibile, soprattutto nei modi e nei termini con cui è stato espresso, perché almeno da quanto lanciato da parte dei Black Lives Matter pontini spazio al dialogo e al confronto non è che ce ne sia molto, c’è solo spazio per la battaglia. Infatti la nota si chiude in questo modo: “Il nostro impegno, tuttavia, non finisce qui: noi vogliamo continuare ad opporci alle ingiustizie, non vogliamo essere indifferenti, noi odiamo gli indifferenti. Il presidio di ieri è stato un primo successo, ma la lotta è appena cominciata”. Lotta sì, magari col dialogo, determinazione e caparbietà molta ma incanalata verso un’energia positiva non distruttiva, anche perché nelle società ci sono sempre indifferenti, mediocri e pavidi, ma soprattutto alla violenza non si risponde con la violenza, la Storia ci ha insegnato che le idee espresse con le parole scalfiscono più di pietre e proiettili, come ci hanno insegnato Martin Luther King, Rosa Parks, Gandhi e le Madres de Plaza de Mayo. Oppure, per restare in ambiti più recenti e cari a una certa area, proporrei di ispirarsi all’inno “Un violador en tu camino”, la canzone di protesta, creata originariamente dal collettivo cileno Las Tesis di Oviedo come flash mob femminista contro lo stupro (impunito) in Cile. Efficacia, clamore e coinvolgimento forse sarebbero ancora più forti.

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