È tutto un ambaradam: furia ‘iconoclasta’ a Roma

In memoria di George Floyd imbrattata la statua di un generale al Pincio e cambiato il nome della battaglia dell’Amba Aradam.

E alla fine la furia ‘iconoclasta’ dedicata a George Floyd esplode anche in Italia. Non solo con il vandalismo legato a statue come quella di Indro Montanelli a Milano o le marce pacifiste in tutt’Italia con tanto di inchino finale ma anche a Roma, con la cancellazione di una via e l’intitolazione immediata a un’altra. Così accade che nella Capitale il gruppo antirazzista Restiamo umani si rechi in via Amba Aradam per trasformarla in via George Floyd. Ancora: sulla scia dell’idea di decolonizzare monumenti, vie e busti legati al passato ‘imperialista’ italiano ecco anche l’azione di imbrattamento
del busto di Antonio Baldissera al Pincio, il generale a capo delle truppe italiane della guerra in Abissinia. “Smantelleremo i simboli del colonialismo nella Capitale” hanno scritto su Facebook il gruppo di Restiamo umani rivendicando l’azione.
Ricordiamo che l’Amba Aradam è un altopiano montuoso (amba) situato a sud di Macallè e a circa 500 km a nord di Addis Abeba in Etiopia, nella zona del Debra Behan, nel Sud-Est della Regione dei Tigrè. In Italia il nome è noto per l’omonima battaglia avvenuta durante la Guerra d’Etiopia. Infatti, l’altopiano fu espugnato dalle truppe italiane guidate da Filiberto di Savoia-Genova il 15 febbraio 1936. Durante la battaglia le truppe italiane erano alleate con alcune tribù locali ma, a seconda delle trattative in corso, alcune di queste si alleavano a loro volta con il nemico, per poi riaffiancare i soldati italiani. Il nome del monte e della battaglia, attraverso una crasi, hanno dato luogo a una locuzione entrata nell’uso comune: ambaradan (o ambaradam), cioè un insieme disordinato di elementi o una situazione di grande confusione. Appunto non solo come quelle alleanze fluttuanti ma anche il caos che si sta generando in questo momento in Occidente dopo l’assurda morte di George Floyd.

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