Enrico Letta e la campagna elettorale contro se stesso

Il leader dem Enrico Letta sprona i suoi con un discorso annunciando che la democrazia è in pericolo. La storia della strategia politica contro e mai quella propositiva.

Aveva dato appuntamento stamattina su Zoom ai propri candidati. Per spronarli. Sollecitarli. Stimolarli all’appuntamento elettorale del 25 settembre. Ma purtroppo Enrico Letta eredita da una certa sinistra piagnona e antiliberale (o antiliberista) il concetto che non ‘deve passare lo straniero’ al pari della demonizzazione dell’avversario, così come al solito invece di suggerire cosa fare e proporre per intercettere voti o sedurre l’elettorato incerto ecco che il segretario di uno dei più importanti partiti politici italiani elenca il perché non deve essere votato chi rappresenta l’altro, cioè nella fattispecie il centrodestra. Offendendo, in democrazia, non solo chi ha deciso di candidarsi per quei partiti ma anche i suoi potenziali elettori. O anche chi guarda alla tornata elettorale ma non ha vincoli ideologici ma solo elasticità e apertura mentali. Al di là di suggerire al leader del Pd una lettura sempreverde di Ryszard Kapuscinski come il libello ‘L’altro’ (anche dal costo economico: 7,60 euro), gli va sottolineato come aveva fatto intelligentemente un suo deputato replicando a Silvio Berlusconi che i voti dei moderati dovrebbero restringersi naturalmente nell’imbuto del Partito Democratico. Ma tant’è, la lotta col pugno chiuso è un emblema buono per tutte le stagioni, anche se anacronistica, così ecco che la lezione ai suoi ovviamente si intende estesa a tutto il Paese, perchè resta sempre valida la locuzione del parlare a nuora affinché suocera intenda.

“Sono tre percezioni sbagliate che si stanno diffondendo nel Paese” ha detto Enrico Letta nel suo discorso ai candidati del Pd. “Primo, una vittoria annunciata della destra e quindi liberi tutti, la destra ha già vinto e a quel punto perché votare il partito che è più in grado di di batterla? Secondo, vinceranno ma non governeranno, si squaglieranno e a quel punto si rimescoleranno le carte, sbagliatissimo perchè con una vittoria larga della destra le carte si rimescoleranno al loro interno e quelli che sono fuori non avranno voci in capitolo. Terzo, alla fine l’Europa ci salva, non ci possono far fallire, mi ricorda quello che accadde con la Brexit, tanti non andarono a votare ma intanto quel voto oggi è lì” perché in democrazia quando si vota poi si deve rispettare la scelta del popolo. Appunto. Sennò torniamo all’offesa di Berlusconi quando riflettè a voce alta che “non ci sono così tanti italiani coglioni da votare la sinistra” o il mitico “lei è un comunista!”, come se fosse il marchio dell’infamia. Cosa che, poi, puntualmente avvenne. Era l’aprile del 2006. Ma da quella lezione Enrico Letta nulla ha imparato. Così “sta a noi oggi, nella campagna elettorale e nel voto, salvare noi stessi, salvare l’Italia” ha continuato il leader dem. Ecco, ci mancava solo lo slancio patriottico con tanto di sventolio di bandiere tricolori, tipo tifo allo stadio, che in verità si confà più ai Fratelli d’Italia e financo a Forza Italia che al Pd. Ma anche qui Letta arriva fuori tempo massimo: l’Italia ai Mondiali in Qatar non s’è qualificata. Informatelo anche di questo.

Tornando seri (si fa per dire), ancora: “Voglio lanciare l’allarme per la democrazia italiana, peso le parole, non voglio usare parole a vanvera: abbiamo 17 giorni di campagna per cambiare completamente la storia del nostro Paese ed evitare che l’allarme per la democrazia diventi realtà”, ha spiegato il leader dem. Ecco, ipse dixit, come se seppure casinisti, menefreghisti e cazzari gli italiani non abbiano oggi maturato il concetto di democrazia, da chi rappresenta i mass media agli stessi partiti e abbracciando associazioni e comitati, incapaci eventualmente di levare alta la voce o di sensiblizzare l’opinione pubblica. Bah. A questo punto ci si chiede sempre perché in tutti questi anni i partiti in odore di antidemocrazia non siano stati tenuti fuori dall’arco parlamentare, a meno che di credere alla favola che ogni volta, in mancanza di argomentazioni, si tiri fuori dal cilindro ‘il pericolo fascista’, perchè di questo, senza eleganti e inutili giri di parole, stiamo discettando.

Ma poi ecco l’altra perla. Perché il ‘nemico’ non è soltanto il centrodestra, ma anche chi non si è allineato alla linea del suo Pd. “Il voto per le liste di Calenda e Conte sono oggettivamente un aiuto alla vittoria della destra: uno vuol fare il governo con la Meloni, l’altro ha il sostegno di Trump”. A questo punto le domande da rivolgere a Letta restano sempre due: la prima, perché non continuare a proporre il programma del Pd piuttosto che sparare sugli avversari brutti sporchi e cattivi; la seconda, il continuo invito a non votare tutto il centrodestra più Calenda e Conte ma piuttosto solo il Pd è fanciullesco: non è contemplabile per Letta un voto diverso da quello indirizzato al carniere dem, altrimenti sarebbe un chiaro pericolo per la democrazia. Cioè, tutti compatti a votare verso un solo partito dal pensiero unico e totalizzante (che odora tanto di Soviet), solo che poi saranno tutti i ‘dissidenti’ a urlare che la democrazia è in pericolo. Ah, che bel corto circuito. Riflessione: nell’ottica del rispetto delle idee altrui e del dubbio che assale ogni essere umano, il dem Letta ha mai pensato che potrebbero essere i suoi i pensieri sbagliati?

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