Evviva, abbiamo il vaccino! Ma non le siringhe

Arrivano le dosi dell’antidoto al Covid-19, ma le strutture ospedaliere sono carenti di siringhe per poter inoculare il vaccino. Ennesima prova scoordinata da parte del Governo nel programmare il settore sanitario, forse convinto di somministrarlo per via orale.

Causa ed effetto. Per resistere agli urti della vita è necessario tenere a mente questi due concetti, che alla fine sono l’uno conseguenza dell’altro. Se poi li misceli fondendoli nell’ottica di una programmazione capisci che i concetti diventano siamesi, istantanei e immediati, soprattutto sincronici. Così accade che nell’Italia pronta a svoltare rispetto all’emergenza sanitaria da Covid-19 le strutture sanitarie abbiano il miracoloso vaccino ma non posseggano le siringhe per inocularlo.

Insomma, il commissario straordinario Domenico Arcuri ha contrattato con Pfizer le dosi ma nessuno gli aveva rivelato che il vaccino non si prende per via orale prima o dopo i pasti come fosse la pozione magica di Asterix ma tramite siringhe di precisione. Così la vaccinazione in Italia va a ritmo da retrocessione.

Certo, è solo un piccolo intoppo, si è replicato, perché il personale ospedaliero ha diritto alle ferie per le festività natalizie, però allo stesso tempo si lanciano appelli per assumere personale paramedico, si richiamano medici in pensione e si cercano volontari, come nella fase1. Insomma, l’emergenza resta la vera molla del comparto sanitario italiano. E ci riferiamo all’emergenza organizzativa. Per quella derivante da Covid-19 c’è tempo per affrontarla. Del resto, la situazione è grave ma non è seria.

 

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