Il Napoli vince la Coppa Italia superando 4-2 ai rigori la Juventus

Il Napoli supera 4-2 ai rigori la Juventus e vince la sua sesta Coppa Italia. Partita frenata e bruttina, Gattuso azzarda e batte un Sarri ancora a secco di trofei.

Diciamocelo francamente. Il Napoli conquista la Coppa Italia ai rigori ma che fatica seguire questo calcio estivo dC (dopo Covid). La finale è sembrata a più riprese una finale di un torneo aziendale, di quelle che da ragazzi abbiamo seguito in notturna, con la luce fioca dei riflettori, le farfalle danzanti attorno alle facce sudate e disorientate dei giocatori, col pubblico assente per assaltare l’ultima gelateria sul lungomare. Il Napoli vince questo torneo per rilanciare le ambizioni del calcio italiano e per dare una speranza di ritorno (graduale) alla normalità. Certo, assistere a una partita di calcio senza pubblico è la negazione del calcio, ma ormai è un refrain cui ci stiamo abituando.
Il Napoli ha vinto un trofeo su cui nessuno avrebbe scommesso un tampone usato e una mascherina usurata, è finita con i giocatori che lanciano letteralmente Gattuso in trionfo (al pari del presidente ADL), visibilmente commosso anche per via della recente scomparsa della sorella Francesca. Sull’altra panchina mastica amaro Sarri, un ex di lusso, che fallisce la seconda finale di fila, dopo la Supercoppa persa in Arabia a gennaio contro la Lazio ecco un’altra sconfitta. E di sfide nella sfida ce ne erano tante altre, dallo scontro Buffon e Gattuso, gli eroi di Berlino 2006, allo scontro tra generazioni Buffon/Meret.
Certo, la partita non è stato il match del secolo (come le semifinali, del resto), giocatori frenati, ligi al distanziamento sociale come da DPCM, ritmi lenti come se fosse un ballo per liceali speranzosi del primo bacio. Le emozioni latitano, si gioca ma in realtà le squadre si studiano, Ronaldo e Dybala sterzano ma senza convergere verso la porta di Meret mentre Pianjc tenta di dettare tempi e ritmi ma non è la serata giusta, chi si suda la pagnotta è Cuadrado, arretrato, che deve tamponare il tridente rispolverato da Gattuso. Mertens, Callejon e Insigne non sono avversari che se ne stanno sulla stecca del calciobalilla, corrono, si muovono e si cercano ma il primo sussulto è bianconero, con Dybala che ruba palla e serve Ronaldo che però telefona a Meret. La risposta del Napoli arriva al 24′ con il calcio da fermo di Insigne che scheggia il palo, poi prima di sparire negli spogliatoi è l’evergreen Buffon a immolarsi prima su Demme poi su Insigne. Durante il tè caldo Gattuso capisce che può azzardare, stappa dalla panchina Milik e Politano (per Mertens e Callejon), mentre dall’altra parte Cuadrado torna laterale offensivo, ma sul taccuino bianconero non si registra nulla. Anzi, è ancora Buffon a regalare sul filo del 90′ attimi di speranza, prima si oppone a Maksimovic poi il tap in di Elmas sbatte sul palo. Ma il dio del pallone, annoiato e frustrato anzichenò, ha comunque deciso: questo torneo è del Napoli, dal dischetto sbagliano Dybala e Danilo, mentre gli azzurri calano il poker per un 4-2 che consegna agli uomini di Gattuso il sesto trofeo della loro storia.
Poi, tutti a ritirare le medaglie, come a un torneo aziendale, prima col sistema del self service poi coi presidenti di Juventus e Napoli a incoronare i giocatori, simbolo di rinascita di una società che timidamente vuole tornare alla sua normalità.

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