La foresta dei sogni e dei suicidi

La foresta dei sogni (The Sea of Trees) è un film del 2015 diretto da Gus Van Sant e scritto da Chris Sparling, narra di Aokigahara, conosciuta anche col nome di Jukai (in giapponese letteralmente “mare di alberi”), è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Fuji in Giappone.

La foresta dei sogni (The Sea of Trees) è un film del 2015 diretto da Gus Van Sant e scritto da Chris Sparling. Il film, interpretato da Matthew McConaughey, Ken Watanabe e Naomi Watts, racconta della voglia del protagonista di porre fine alla sua vita, a seguito di un’intensa e tormentata storia d’amore tra due coniugi, e del modo in cui gli spiriti della foresta sotto il Fuji in Giappone lo costringono a tornare sui suoi passi.

Aokigahara, conosciuta anche col nome di Jukai (in giapponese letteralmente “mare di alberi”), è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Fuji in Giappone.
La foresta è composta in gran parte da rocce laviche, caverne di ghiaccio, fitti alberi e arbusti, che frenando l’azione del vento rendono la foresta particolarmente silenziosa. È inoltre tristemente conosciuta in Giappone e nel mondo per essere teatro di numerosi suicidi, 54 commessi nel solo 2010, nonostante la presenza di tanti cartelli, in giapponese e in inglese, che invitano le persone a riconsiderare le proprie intenzioni.
La foresta è il luogo in cui si verifica il numero maggiore di suicidi in Giappone, al secondo posto nel mondo dopo il Golden Gate Bridge a San Francisco. Le statistiche variano di anno in anno, ma è documentato il fatto che, partendo dal 1950, si sono verificati circa 30 suicidi all’anno.
Nel 2002 nella foresta sono stati ritrovati 78 corpi, superando il record di 74 del 1998. Nel 2003 il numero è salito a 105 e da allora il governo locale ha smesso di rendere note le statistiche nel tentativo di non danneggiare l’immagine di Aokigahara associandola al suicidio. Nel 2004 nella foresta si sono uccise 108 persone; nel 2010 hanno tentato il suicidio 247 persone, di cui 54 hanno compiuto l’atto.
Le statistiche indicano l’apice dei suicidi nel mese di marzo, la fine dell’anno fiscale in Giappone, riconducendo la maggior parte dei gesti estremi a ragioni economiche. A partire dal 2011 i mezzi più usati per togliersi la vita sono l’impiccamento e l’overdose da farmaci.
L’alto tasso di suicidi ha portato i funzionari a posizionare nella foresta cartelli in giapponese e in inglese che invitano coloro che vi si sono recati per suicidarsi a chiedere aiuto a specialisti. Dal 1970 si è costituita una speciale ronda, composta da ufficiali di polizia, volontari e giornalisti, addetta alla ricerca e alla rimozione dei corpi.
Il luogo deve la sua popolarità al romanzo del 1960 Nami no tō di Seichō Matsumoto che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta. Tuttavia i suicidi sembra siano cominciati già prima della pubblicazione del romanzo, col nome di Aokigahara associato ai suicidi già dal XIX secolo, quando gli ubasute (letteralmente “abbandono di una donna anziana”) andavano a morire nella foresta, trasformandosi in yūrei (“spiriti arrabbiati”) che ancora si dice infestino l’area.

 

 

 

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