La rassegna ‘in coscienze culturali’ ospita Roberto Ippolito e il suo Neruda

Parte a Latina la rassegna letteraria ‘in coscienze culturali’ per sensibilizzare e scuotere le coscienze. Giovedì 22 incontro con lo scrittore Roberto Ippolito e il suo ‘Delitto Neruda’, un viaggio tra i misteri dei suoi ultimi momenti di vita, costellati di elmenti anomali dopo il colpo di Stato di Pinochet. La rassegna per rispondere fattivamente all’incertezza del Covid-19.

Prendere una delle icone del Novecento e scandagliare i suoi ultimi attimi di vita. L’icona è Pablo Neruda, poeta politicamente impegnato, ambasciatore del suo Cile, ripudiato dal suo stesso Paese varie volte prima di quella misteriosa morte avvenuta qualche giorno dopo il tragico golpe dell’11 settembre al Palazzo della Moneda da parte delle forze militari comandate da Pinochet. Occasione per discutere di uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente sarà giovedì 22 ottobre ore 18.30 presso il locale Aria di via Sauro, 14 a Latina con lo scrittore e giornalista Roberto Ippolito che ha firmato un godibilissimo ‘Delitto Neruda’. Infatti, Ippolito converserà con il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna, con Donatella De Persis, portavoce della Consulta dei Borghi, e con l’avvocato Annalisa Muzio, presidente dell’associazione Minerva.

Il libro di Ippolito è un saggio ma è scritto con i ritmi di un romanzo, coinvolge ed è avvincente, con un’architettura narrativa che prende sin dalle prime battute, attento a sintetizzare alcuni fatti e momenti salienti della vita del poeta ambasciatore, da quando è in Spagna, da quando assiste allo scoppio della Guerra civile, fino a tornare in patria, fino a rimanerne isolato, fino ad esserne cacciato, fino a tornare e rivivere una nuova stagione del Cile, quella del presidente Salvador Allende, il primo capo di Stato progressista eletto direttamente dal popolo in uno spicchio di mondo, come quello dell’America del Sud, dove la politica strategica di Nixon e Kissinger restava imperialista e antisocialista. Ma cosa ha ucciso davvero Pablo Neruda? Il tumore avanzato alla prostata o, come si vocifera, è stato avvelenato dal nuovo regime che non vuole ombre di dissidenti? Ed è lì che si concentra lo studio, la ricerca e l’analisi di Ippolito, che va oltre i documenti ufficiali (e forse di comodo), tanto da far sospettare che la morte non sia naturale ma sia un chiaro omicidio.

Il rigore del racconto è storico, preciso, quasi chirurgico, con i rimandi a citazioni, ma il ritmo è l’autentica firma di Roberto Ippolito, che dimostra non solo di avere il dono della sintesi tipica del cronista ma anche il piglio e l’incisività del comunicatore, che sa attrarre, non annoia, colpisce, affascina.

Su questa rassgena ‘in coscienze culturali’ dice l’ideatore della rassegna Gian Luca Campagna: “Coscienza, conoscenza e confronto. Attraverso un’azione di continua di (in)coscienza culturale. Una provocazione? Certo. Ma che racchiude uno stimolo: quello di provare a guardare al domani. In una città capoluogo, che conta 130mila abitanti, priva della Casa della Cultura e dove il futuro Teatro pare solo un tema che scalda i cuori di chi si occupa di teatro, diventa quasi provocatorio parlare di altre proposte e offerte culturali. Ecco nascere l’idea di ospitare una serie di appuntamenti itineranti, tra biblioteche, attività commerciali, librerie, quartieri e piazze, perché i temi sono della gente, non certo di chi questi argomenti li affronta nei libri né di chi si sente depositario di doverli divulgare, così gli incontri di ‘in coscienze culturali’ sono caratterizzati da quella osmosi di chi propone e di chi riceve, creando un unicum, trasversale, senza colori, senza indirizzi. Proprio per guardare al futuro. Nell’ottica di una inevitabile resa, stante la situazione attuale, è necessaria una reazione coordinata da tutta la città in nome della città. Altrimenti, in assenza di una reazione di eventi che sensibilizzino la città a tutto tondo anche attraverso confronti con altre realtà e temi, proprio per non lasciare isolato culturalmente e socialmente il capoluogo, abbiamo confezionato una serie di appuntamenti attorno a un libro da cui parte lo sviluppo di un tema. Un’azione che vuole evitare che la città s’avviti sempre più in se stessa, che vuole evitare che la città si neghi il proprio futuro, con intelligenze e sensibilità sempre più lontane, decise a recidere con un colpo netto il cordone ombelicale con le proprie radici, diventando a breve una città solo per vecchi”.

Poi, la dedica e l’ispirazione della rassgena. “Qualcuno mi chiede perché mi ostino a creare rassegne ed eventi culturali in piena emergenza Covid-19. Beh, la rassegna “in coscienze culturali” avrà come emblema Vedran Smailović, violoncellista bosniaco di Sarajevo. Chi è attento alle cose della vita se lo ricorderà perché tra l’indifferenza del mondo occidentale durante il conflitto balcanico nel 1992 suonò tra le macerie della sua città bombardata dalle forze serbe, incurante dei cecchini e dei colpi di mortaio.  Suonò l’Adagio in sol minore di Remo Giazotto in diverse ore del giorno per 22 giorni, per onorare la memoria di 22 civili uccisi mentre facevano la fila per il pane. Non solo, Smailović suonò gratuitamente a diversi funerali in città, incurante degli snajper appostati per mietere vittime innocenti. Ebbene, in un momento come questo, non dobbiamo lasciarci sopraffare né dalla depressione né arrenderci alle limitazioni imposte per contenere il Covid-19, perché la cultura intesa in senso ancora più largo deve continuare a marciare e a raggiungere i suoi sconfinati orizzonti superando le colonne d’Ercole, così preferisco mettere il coraggio e la tenacia di Smailović che sfidano il destino e la morte come, con senso di responsabilità, dovremmo fare noi, come lo facciamo da sempre, alla fine, tutti i giorni” conclude.

 

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