La scuola cambia con la teledidattica. Anzi, no

In piena emergenza coronavirus il governo centrale ha puntato anche per l’istruzione scolastica sul digitale, ma ora si ritorna al passato con echi pedagogici alla Rousseau.

Come ti cambia la scuola. Pur ricalcando vecchi miti dell’educazione e della pedagogia si è capaci di annunciare che il metodo vecchio è nuovo, spacciandolo per proprio, ignorando magari che è stato lanciato da un certo Jean-Jacques Rousseau nell’anno di grazia 1762 rispondendo al titolo di ‘Emilio o dell’educazione’.
Eccola l’Italia che s’impegna a scuola, che vorrebbe aprire le aule a settembre, tagliare il traguardo di un anno scolastico fino a qualche giorno fa impensabile.
Breve puntate precedenti: l’emergenza da Covid-19 costringe gli italiani al telelavoro, obbliga gli studenti di ogni grado ed età a seguire i corsi scolastici con sistemi come Skype o Zoom, partecipando a lezioni collettive dove l’indulgenza, il permissivismo e lo sbadiglio sono all’ordine dell’ora. Si dirà: è una situazione contingente, figlia di questo maledetto momento, muterà presto. Beh, no, si fa strada in seno al governo centrale che l’Italia è pronta al mondo digitale tout court, immaginando di poter lasciare i propri figli dentro le mura domestiche a seguire la teledidattica mentre i genitori vanno a lavorare… per poi ripensare questa strategia e capire che i ragazzi non possono stare in casa (da soli. O con le baby sitter, ma qui aumenterebbero i costi per le famiglie…) ma devono vivere liberi all’aria aperta. Così, ecco farsi strada nelle idee future del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina lo stringere accordi col terzo settore per portare gli studenti negli orti botanici, nei parchi, nei teatri e cinema per comprendere meglio qual è il mondo che li circonda, magari spingendoli all’aria aperta, a librarsi liberandosi degli spazi più o meno angusti del chiuso.
Alla fine, il vecchio metodo resta il migliore. Chissà, forse ci consegnerà anche uomini migliori. Sia in classe che al governo.
La particolarità del libro di Rousseau è che l’Emilio appare oggi come un trattato pedagogico ma quando viene scritto la branca della pedagogia non esiste ancora.

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