La triste infanzia dei signori arbitri

Sbadigli nel vedere Juventus-Salernitana, esulti al doppio vantaggio granata perché antijuventino, poi ti inalberi al gol annullato di Milik. E soprattutto non ti capaciti del punire l’esultanza dopo una rete. Ma perché, signori arbitri?!

L’antijuventinità è uno status. Qualcuno diceva che chi tifa Juventus non capisce di calcio, spesso non si interessa della sua squadra del cuore (sì, quella bianconera, anche i tifosi della Juventus hanno quell’organo che pulsa emozioni) perché sa che al 90′ ha l’87% delle possibilità che abbia vinto. Quindi, la domenica (o quando diavolo gioca dai tempi in cui hanno spalmato le partite per esigenze televisive) ha una preoccupazione in meno, può dedicarsi al barbecue, al giardinaggio, a giocare coi figli e alle passeggiate con la fidanzata/moglie. E poi con malcelata tranquillità può sbirciare dallo Smartphone il risultato (spessissimo gli arride). Capita però che quella squadra che sportivamente cianciando non goda dei tuoi favori subisca un torto arbitrale abissale. Come ti comporti? Godi, come l’ultimo dei disperati prima di varcare il perimetro della foresta Aokigahara, oppure ti appelli come il più estremo dei sensibili rivoluzionari al penultimo degli emendamenti della Convenzione di Ginevra perché il torto subito è talmente marchiano che non avresti più il coraggio di fissarti allo specchio per il resto di tutti i campionati del mondo che la Fifa manda in terra? Esatto, agisci così. Ti batti per quella squadra, a strisce verticali bianche e nere, che chissà perché ti evoca pene detentive senza fine e carcere durissimo, urlando che non è giusto. Qualcuno potrebbe farti notare che ti stai battendo come l’ultimo dei Mohicani per una squadra che ha calpestato le anime più sensibili delle più remote squadre di provincia, che la legge del contrappasso suona come un armonico contrabbasso, ma tu sei uno sportivo, ami il calcio, credi nell’imparzialità, credi negli arbitri dura lex sed lex e un po’ meno nel libero arbitrio, accetti anche il gol in fuorigioco purché in buona fede e dopo i pasti, ma non tolleri le ingiustizie palesi, quelle no. Né a colori né a bianco e nero. Quindi, nemmeno se investono l’odiata Juventus, la squadra più amata dagli italiani. Non solo. Sei un tifoso caldo, passionale, ami il Sud del mondo, quindi le tue simpatie longitudinali esprimono sentimenti autentici e genuini, così i tuoi slanci appartengono per davvero alla franchigia delle emozioni (lo so, gli juventini rileggeranno questo periodo sette volte, non comprendendolo mai). E ti ritrovi in una afosa domenica di settembre a seguire in modo svogliato il match serale: Juventus-Salernitana. Manco a dirlo per chi tifare a favore e per chi tifare contro. Esulti al vantaggio granata, hai un mancamento al raddoppio di Piatek (mentre ti poni il quesito del secolo: come è possibile che una Nazionale che può permettersi un trittico formato da Piatek, Milik e Lewandoski non abbia mai brillato in una competizione internazionale?), poi mandi un sms a un tuo amico tifoso di Salerno e della Salernitana, canticchi ‘Si-be-ria-no’ e ricordi il folle professor Bacamarte. Quello, che professionalmente ha a che fare coi matti, risponde con una sequela di scongiuri e sali mentre agita la clessidra. Però, il tempo non sembra scorrere mai, la squadra antipatica accorcia le distanze, poi allo scoccare della fine del mondo l’arbitro che vorrebbe tanto conservare il posto di lavoro (cit. Osvaldo Soriano ne ‘Il rigore più lungo del mondo’) concede il penalty, il tiro viene respinto dal portiere ma la tua esultanza viene ricacciata in gola mentre un buon semestre dei santi del calendario emerge candidamente. Il 2-2 è lì, s’è concretizzato. Ma il dio del calcio, si sa, oltre che burlone è vigliacco, preferisce Golia a Davide, quindi il capolavoro della rimonta è cosa fatta quando Milik inzucca. L’arbitro, che ha parenti di diciannovesimo grado salernitano, espelle il polacco, reo di non aver contenuto al 94′ la sua esultanza togliendosi la maglia e urlando la sua gioia al mondo per la rimonta incredibile: mica siamo in uno strip-club il giorno della festa della donna, o, peggio, in uno stadio,  eh, siamo in teatro, ‘ste pacchianate popolari e popolane non sono tollerate, sembra esprimere il signor giacchetta nera con quella mimica di chi da bambino nelle partitelle sotto casa veniva regolarmente spedito in porta perché era una clamorosa pippa. E no, dice il signor arbitro: c’è fuorigioco. Il gol non è convalidato. Fuorigioco? Di chi? Del signor Bonucci (reo di aver siglato il tap-in del rigore). Ma non ostacola il signor portiere granata, che è un signor portiere, piagnucolano quelli che hanno sempre sbeffeggiato gli altri per i torti subiti. Lo conferma il signor Var, una macchina tutta d’un pezzo che al confronto l’Avvocato Agnelli sarebbe risultato un parafangaro di provincia. Poi, qualcuno soffia timidamente che andrebbe allargato l’occhio del signor Var, alquanto miope i giorni pari e con una cataratta galoppante i dì dispari, perchè il signor giocatore Candreva tiene tutti in gioco, anche quel Bonucci che con la sua sagoma ingombrante non ostacola il concierge del Sud. Ma l’arbitro che vorrebbe tanto conservare il posto di lavoro (aricit. Osvaldo Soriano ne ‘Il rigore più lungo del mondo’) è irremovibile, come quando da bambino per un ipotetico torto subito afferrava il suo pallone in mezzo al campo e se lo riportava a casa, decretando un triplice fischio antilitteram. Vabbe’, buona pace di tutti, del mio amico psichiatra granata e dei tanti bianconeri: è 2-2. Però, mi resta in gola un groppo, difficile da espellere: ma se il gol del 3-2 non è valido perché il doppio giallo a Milik è stato confermato? Mica ha sferrato una gomitata all’occhio di un membro dell’esercito di terracotta. Quando smetteremo di punire un calciatore che esulta dopo una rete, cioè l’intero scopo del gioco? Signori arbitri, ma che cazzo di infanzia avete avuto? Ma veramente siete sempre stati quei ragazzini che non partecipavano nemmeno alla conta quando si formavano le squadre e venivate spediti direttamente in porta?! Troppa bontà. Cazzo, io vi avrei messo a fare i pali, almeno sareste cresciuti dritti e sani.

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