L’intervista. Carlo Medici: “Rifiuti, turismo e strade: la rivoluzione parte da qui”

Il presidente della Provincia di Latina affronta diversi temi cari al territorio, dalla rivoluzione in ambito dei rifiuti alle proposte turistiche per generare economia, partendo dal concetto della rappresentatività territoriale in Parlamento.

Carlo Medici, ingegnere, da aprile 2018 è presidente della Provincia di Latina. Oltre che sindaco di Pontinia, Medici si batte per far tornare un ente svuotato delle sue funzioni a un organismo dotato di maggiore dignità, affrontando i temi che nel quotidiano investono un territorio, dall’emergenza rifiuti alle criticità infrastrutturali passando per impulsi di sviluppo sintetizzati nell’abbracciare il comparto turistico.

Sul tema dei rifiuti forse per la prima volta un ente che non è competente per materia elimina il refrain ‘decido di non decidere’ demandando alla Regione, ma capisce che deve essere attore e quindi si impegna anche in misure impopolari. Alla fine, questi siti dove stoccare rifiuti umidi e inerti li avete individuati?

Il nostro ragionamento parte dall’esperienza comune di tutti i sindaci che registrano problematiche di conferimento, costi e discontinuità di servizio, che creano non pochi disagi al cittadino. Così è nata l’idea di costituire un Ato di gestione dei rifiuti provinciale che si pone tre asset: in primis, la tutela dell’ambiente, perchè il rifiuto ha condizionato la storia territoriale degli ultimi 40 anni, anche se altri territori italiani hanno cominciato da tempo un percorso di gestione che trasforma il rifiuto in risorsa, anche economica. Per cui ecco come è nato questo progetto, e parlo non da presidente della Provincia ma da sindaco tra i sindaci, così si invitano tutti i comuni a stare insieme per gestire pubblicamente il ciclo dei rifiuti, permettendo di contenere di almeno quattro volte il costo, almeno per quanto attiene il conferimento, che è il secondo aspetto da considerare. E poi c’è il terzo asset: la continuità del servizio, perché non ci possiamo più permettere di lasciare sulla strada i rifiuti. Questa nostra idea non si pone in contrapposizione coi privati, anzi si integra.

Che tempi sono previsti per creare questo Ambito territoriale ottimale dove confluiscono questi servizi pubblici integrati?

I tempi della costituzione dell’assemblea dell’Ato non sono lunghi, credo che entro l’estate tutti i Comuni aderiranno. Intanto l’importante è costituirla, poi i Comuni tramite i rispettivi consigli comunali faranno i loro passi, anche se c’è grande uniformità. Del resto non esistono altre soluzioni, non esistono alternative, siamo obbligati ad agire così: non solo per legge ma anche moralmente, perché, ripeto, non siamo nè sindaci nè cittadini di qualità inferiore rispetto ad altri territori.

C’è la copertura finanziaria per questa operazione?

Vanno individuate le risorse di ogni Comune che partecipa oltre alla disponibilità del fondo regionale, Regione che ci appoggerà essendo il primo percorso regionale diventando così faro per l’intero territorio, compresa Roma. Abbiamo oggi un elenco di siti dismessi e aree industriali atti a ospitare i due o tre luoghi dove conferire i rifiuti nei sub-ambiti provinciali, che non inquinando possono stare ovunque, a distanza di fabbricati e vicino ad agglomerati come dispone la legge.

Senti di aver raggiunto un grande traguardo?

Non mi atteggio al ruolo di organizzatore di tutti i sindaci, ma sento la responsabilità del ruolo di primo cittadino per far fronte a questa emergenza, ma siamo tutti convinti di questo percorso, che va affrontato attraverso la gestione pubblica, abbattendo così in modo considerevole la Tari. Mi rendo conto però che siamo veramente in ritardo…

A proposito di ritardi, capitolo infrastrutture. Fa ancora ecco la fermata dell’alta velocità presso la vicina Frosinone.

Se parliamo di autostrade credo che il discorso affondi nelle scelte effettuate durante gli anni ‘60, forse obbligate perché la nostra è una provincia costiera e qualche problema una dorsale autostradale l’avrebbe causato. Sul FrecciaRossa, invece, magari noi dobbiamo colmare delle lacune e Frosinone invece deve recuperare su altri aspetti, pur non facendo autocommiserazione. Puntare sul potenziamento delle infrastrutture potrà essere anche la visione futura di una provincia che tira fuori la testa da un isolamento turistico, anche se c’è la parte costiera che gode già di un turismo di peso, seppure mordi e fuggi.

Ecco, il turismo. Un comparto su cui la Provincia punta.

Sì, e resto convinto che è la domanda che genera l’offerta. Se è vero che non si apre un bar nel deserto resta vero che se il deserto si popola ecco che il bar verrà aperto. E questo è il principio che ispira le nostre scelte, c’è una richiesta sempre maggiore di un’offerta turistica che vorremmo proporre, come stavamo già attuando anche se poi l’emergenza sanitaria ha interrotto questo processo cominciato diversi mesi fa. Pur essendo vero che siamo isolati, ora abbiamo appreso che il Cipe ha rifinanziato la Roma-Latina e se la parte politica, in modo sinergico, propone un’offerta coerente in modo che possa crescere nel territorio un turismo anche destagionalizzato allora sì che saremmo davvero attrattivi.

 

Il turismo è l’impulso dello sviluppo del territorio, ma quali sono le strategie?

Sono semplici, alla fine dovremmo seguire un principio basilare del marketing: se non mostri non vendi. Se utilizzato singolarmente non funziona, ci sono alcuni Comuni che vanno da soli nelle fiere ma non possono essere poli attrattori mentre le province che si lanciano unite nell’offerta turistica internazionale con adeguati buyers allora hanno un altro tipo di risposte, cosa che qui non è stata ancora fatta. Quindi, le lacune che mostriamo nell’azione dei rifiuti le palesiamo anche nel turismo. Dall’inizio del mio mandato ho partecipato a tanti incontri di realtà associative, però sono informazioni a senso unico e che non sono sostanziate in un’offerta turistica aggressiva e unitaria, per questo ripeto che va fatta una grossa operazione di marketing, uscendo dai nostri convegni belli ma che servono solo a noi per aumentare la consapevolezza che abbiamo territori splendidi.

Forse perché siamo un po’ troppo narcisisti?

No, poco organizzati. Forse non abbiamo avuto impulsi, che so, genetici, caratteriali, storici a differenza di altri territori che hanno dimostrato capacità nel fare rete. Ricordo a Latina, in novembre, un convegno sul turismo con relatore il sindaco di Riccione Renata Tosi che ci ha suggerito l’idea di un partneriato pubblico e privato, probabilmente alla base del successo romagnolo. Beh, qui da noi pare che sia impossibile, invece è la strada da seguire, tant’è che a giorni mi vedrò con l’assessore regionale al turismo Pugliese proprio per unire finalità politiche con quelle degli stakeholders territoriali in modo che diano un indirizzo alla politica, creando quella interazione che è stata vincente in Emilia o in Puglia.

Infrastrutture e turismo sono un binomio strettamente collegato?

Le arterie stradali sono fondamentali per ogni comparto, però apro una riflessione. Quando andiamo in Egitto o in Perù a visitare dei monumenti unici in realtà noi affrontiamo delle strade impervie, tra deserti e foreste, non credo che sia quello che determina l’appetibilità di un territorio. Un territorio o è appetibile o non lo è, e se lo è va fatto capire agli altri con molte operazioni: se la Torre Eiffel genera un traffico di 20 milioni di visitatori e il Colosseo solo 10 non sta a significare che ci sono maggiori difficoltà per raggiungere Roma piuttosto che Parigi. Credo che la differenza sia tutta nella capacità di vendere le bellezze del proprio territorio. Quindi la provincia andrebbe dotata di infrastrutture, ma per tutto, in primis per l’industria, che non si insedia se non c’è una logistica adeguata.

Tutte scelte calate dall’alto, da quelle infrastrutturali a quelle di altri ambiti. Ti senti impotente nel tuo ruolo pubblico?

Se è vero che le Province hanno perso parte delle loro funzioni, come è pur vero che la programmazione strategica non l’hanno mai avuta poiché è sempre stata incardinata tra le maglie di Regione e Governo, però gli amministratori possono sempre intercedere, essere pressanti sui rappresentanti in Parlamento. E su questo aprirei un altro capitolo: non sono d’accordo sul taglio dei parlamentari, perché un deputato rappresenta le istanze di un dato territorio. Ci lamentiamo della mancanza di una rappresentatività territoriale e poi, che facciamo?, eliminiamo i parlamentari, che sono quelli che hanno potere decisionale per creare sviluppo nei territori?

Quindi, immaginiamo che la battaglia sia un’altra.

Certo, il taglio dei deputati in Parlamento non dovrebbe avvenire nel numero ma nello stipendio. La rappresentatività è la piena espressione della democrazia, perché può incidere sulle scelte governative.

Ti senti un presidente che avrebbe tanto voluto possedere ‘pieni poteri’?, magari con quelle funzioni che competevano una volta ai tuoi predecessori prima della riforma Delrio?

Le stiamo recuperando quelle funzioni, anche abusivamente come dico io. Abbiamo il coordinamento, che è la funzione principale, seppure attraverso molta fatica e meno risorse, però questa lamentela a volte è una scusa, perché con poche risorse si usa più cervello. E si arriva anche a risultati buoni, come l’Ato sui rifiuti. L’unica cosa che non mi piace è l’elezione del presidente come ente di secondo livello, col mandato non espresso direttamente dai cittadini. Considerato che poi il tempo ci ha detto che il presidente non è stato un curatore fallimentare delle Provincie che sembravano destinate alla chiusura, credo che la via da seguire sia quella di far tornare al voto i cittadini, perché se i cittadini non votano non sanno nemmeno che esiste la Provincia… E il lavoro di oggi credo stia facendo recuperare credibilità all’ente stesso.

Che significa essere sindaco oggi?

Significa assumersi delle responsabilità che oggi pesano, certo non vorrei far assurgere il sindaco a una figura eroica, ma è un percorso che va affrontato assieme a una squadra forte, solo così si possono ottenere risultati. Poi, resto convinto che non ci si deve candidare ma si deve essere scelti per portare avanti un progetto elettorale, fondare la propria eleggibilità sulla costruzione di programmi seri, non faraonici e quindi attuabili. Un sindaco si valuta per il compimento del programma elettorale, un po’ come avviene nelle aziende, se i dirigenti hanno ottenuto quegli obiettivi prefissati vanno confermati. Altrimenti no.

Tu hai le caratteristiche di un sindaco?

Guarda, un sindaco deve avere tre principi fondamentali: l’onestà, la capacità e il tempo a disposizione. Ti assicuro che l’appartenenza politica o partitica è di terzo piano, perché un amministratore deve attuare programmi e leggi e non fare battaglie ideologiche.

Saranno gli altri a candidarti, quindi non ti proponi, considerato che a Pontinia, il tuo Comune, vivrà la tornata elettorale l’anno prossimo?

Non decido io, io dò la mia disponibilità, come ho fatto quattro anni fa. In questi anni non sono stato colpito dalla malattia della sindachite, non sono ossessionato per ricoprire questo ruolo. L’unica ossessione che vivo sono le cose da realizzare, e a oggi ne abbiamo coperte il 90%.

Non sei ossessionato per la carica di sindaco perché Carlo Medici ambisce a fare altro?

No, però potrei fare quello che le compagini che si creano mi chiedono di fare. Magari oggi ho un programma, però la vita ti può portare ad affrontare altre scelte.

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