L’intervista. Damiano Coletta: “Critiche ingenerose, merito un 6,5 e nell’ultimo anno ci abitueremo al bello”

Il sindaco di Latina a cuore aperto, fa autocritica e si dà i voti per il suo operato, rivendicando la sua azione amministrativa che raccoglierà i frutti nell’ultimo anno di mandato.

Una frase di Peppino Impastato incorniciata, carte su carte sulla scrivania e sul tavolo da ricevimento. Più che una stanza dei bottoni è una stanza da lavoro l’ufficio del sindaco Damiano Coletta, che governa Latina da quattro anni con una lista civica monocolore. A un anno dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale il primo cittadino civico appare sicuro di sé, pronto a correre l’ultimo miglio, come lo definisce lui, che lo separano da un’eventuale riconferma a guida del capoluogo pontino.

Che voto dài alla tua amministrazione, partendo proprio dal concetto di bellezza espresso da Peppino Impastato, utilizzato spesso come slogan nella tua campagna elettorale, cioè ‘abituatevi al bello’. Oggi quel bello è rimasto teorico, tanto che alcuni ritengono questa esperienza un fallimento.

Politicamente la bellezza si può declinare attraverso varie forme. Sotto l’aspetto estetico ammetto di essere stato carente, ho preferito posticipare quest’aspetto essendo stato impegnato nello spalare fango, però la bellezza è anche l’affermazione di un valore, il rispetto della persona, dare la certezza del diritto ai cittadini, certificando un metodo che rappresenta un punto di partenza per la crescita della città, ecco quella è un’altra forma di bellezza… E se devo dare un voto mi dò, senza essere presuntuoso, un 8, perché abbiamo tenuto fuori un sistema che aveva portato alla commistione con la criminalità. Poi, sull’aspetto percettivo, mi darei un 5 perché ho ancora molto da fare, che colmerò nell’ultimo anno ma non perché debba fare la furbata che si avvicina la tornata elettorale ma perché siamo arrivati al compimento di tante cose, come la gestione rifiuti, Abc, accordo quadro col verde e strade… Quindi un 6,5.

Oggi sono 4 anni che sei al governo della città, l’elezione era stata salutata da tutti i mass media come l’avvento di un nuovo mondo, oggi invece la stampa sembra non amarti più come prima.

Mi sono accorto che quando sono diventato partito di governo l’atteggiamento è cambiato dopo poco tempo. C’erano e ci sono tante aspettative per come s’è evoluta la mia elezione, però oggi avverto ingenerosità di giudizio e forse sta nella logica delle cose, senza contare che ci sono anche schieramenti politici che condizionano certe scelte dal punto di vista giornalistico.

La città ti ha accusato che manca un grande progetto per farla sognare. Esiste un grande progetto che parte da giugno 2021, in caso di rielezione a sindaco?

Sulla valutazione della mia candidatura scioglierò i dubbi tra settembre e ottobre, se ci saranno le condizioni. Del resto sono un competitivo, da parte mia c’è l’aspirazione per continuare questa esperienza, ho preso l’impegno con la collettività e per cambiare una città critica come Latina occorrono 5 anni di cambiamento strutturale più altri 5 anni. E il successivo è un cambio legato alla visione della città, e quindi vorrei togliermi la soddisfazione per la realizzazione delle grandi opere, come la ristrutturazione del mercato annonario, il compimento della cittadella giudiziaria, il potenziamento dei collegamenti con Latina Scalo, la realizzazione del palazzetto dello sport. E poi la svolta sostenibile che abbiamo già cominciato, come il nuovo trasporto pubblico che ha cambiato la cultura dell’uso del bus in città, dopo ben 14 proroghe concesse al vecchio gestore, ancora il cambio dell’illuminazione a led e la scelta dell’azienda speciale, che quando entrerà a regime sarà un patrimonio di tutti. In questo secondo mandato vorrei che Latina si preparasse al centenario e vorrei che trovasse una sua identità, che ho cercato di darle come città universitaria, città dei giovani, città della tecnologia digitale.

Quindi sei convinto che Latina non ha mai avuto una sua identità?

No, non ce l’ha mai avuta. Allora, insieme dobbiamo decidere cosa vogliamo che sia. Faccio un esempio, la Marina di Latina: ha una sua suggestione per la bellezza ambientale ma c’è anche un ente Parco cui confrontarsi per far sì che diventi risorsa, quindi se guardiamo a Riccione o Rimini è per la loro capacità imprenditoriale che noi non abbiamo e non per prendere altri spunti. Poi, l’università deve essere più impattante, e non è un caso che La Sapienza sta investendo proprio in questa direzione.

Hai parlato che valuterai dopo l‘estate la tua nuova candidatura. Sei seccato dall’atteggiamento dei tuoi ipotetici alleati del Pd quando dicono che per sedersi al tavolo di Lbc è necessario partire da condizioni paritarie, dimenticando che un sindaco uscente ci sarebbe…

Rispetto i diversi punti di vostra ma se c’è una coalizione e si vuole dare continuità a un’esperienza amministrativa che ha prodotto discontinuità si deve proseguire su questa linea, anche se io non voglio imporre la mia candidatura. Restano i contenuti, il bene comune inteso come partecipazione che vede al centro dell’azione il cittadino: poi si affronterà il discorso dei nomi.  Inoltre, ho alle spalle 5 anni di esperienza amministrativa dove ho imparato come si amministra.

Quindi ora rivendichi una componente di fiducia?

Che si unisce anche all’esperienza, che era il mio punto debole. E oggi c’è una classe dirigente di quarantenni che è stata sdoganata e che è un patrimonio della città. E avendo capito quali sono i punti di forza e punti deboli nell’azione amministrativa, c’è maggiore consapevolezza nel capire dove intervenire per migliorare.

Citando ‘I promessi sposi’ e considerati i corteggiamenti e i ripensamenti rispetto alla vostra unione col Pd è un matrimonio che non s’ha da fare. Nell’universo dei personaggi manzoniani chi rappresenta Damiano Coletta?

Sono un po’ Renzo e un po’ Lucia.

Non credi che tra le proposte avanzate dagli ipotetici alleati ci sia oltre che provocazione anche qualche irriverenza? Mi spiego: qualche giorno fa la consigliera Nicoletta Zuliani, dopo aver sancito un patto con tre consigliere di Lbc, ha lanciato nell’ottica della coalizione l’idea delle primarie per la scelta del sindaco.

Testimonianza che questa città soffre un po’ la mancanza di rappresentanza politica di alto livello, che si riscontra che in anni importanti è stata tagliata fuori da certe scelte come quelle infrastrutturali, un vulnus che ancora oggi ci fa soffrire. Il mio non è un giudizio ideologico ma non entro nel merito delle scelte in casa d’altri, però vorrei avere un interlocutore che sia rappresentativo di una visione coerente. Il problema del Pd oggi è la variabilità di espressione e comportamenti, ma io vorrei spostare il discorso sull’asse dei temi e non dei nomi. Vorrei sapere se a tavola abbiamo gli stessi gusti e obiettivi pur nella diversità.

Ecco, a tavola. Hai sempre detto che il tavolo di Lbc per un confronto con la città è aperto a chiunque, però poi da parte tua c’è rigidità per ‘quelli dell’altra parte’. Non è una visione un po’ parziale della politica cittadina? Ci sono giovani e volti nuovi della politica che non sono collusi con quelle dinamiche che voi accusate di aver affossato la città, è un giudizio fortemente ingeneroso su di loro.

Il dialogo è aperto con chiunque, però permettimi che non posso sedermi al tavolo per dare impulso futuro alla città con chi questa città l’ha distrutta, poi potrei anche farlo ma a condizione che ci sia un prendere le distanze da quel passato e da quel tipo di azione politica. E, consentimelo ancora una volta, io ad oggi non ho sentito nessuno prendere le distanze.

Quindi, quali dovrebbero essere gli elementi che compongono questo campo largo cui tu spesso ti riferisci per creare questa grande coalizione?

Una coalizione deve avere valori identitari e temi in comune, non deve essere una coalizione contro ma una coalizione a favore dei diritti della persona, della giustizia sociale, dell’innovazione, dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile.

È difficile essere sindaco ai tempi dei social?

Una battuta che faccio spesso: anni fa chi si lamentava scriveva al giornale e poteva ottenere al massimo la pubblicazione, oggi non fa in tempo a uscire un’ordinanza che ci sono una valanga di commenti. Da una parte i social sono importanti perché c’è il vantaggio della comunicazione diretta però si depaupera il valore della competenza. Il bello della democrazia è che ognuno può esprimere un proprio giudizio ma che tutti parlino di tutto ti fa riflettere che talvolta ci sia eccessiva libertà d’espressione.

Concedimi una riflessione sulla stranezza dell’elettorato della città di Latina: ti ha acclamato sindaco perché rappresentavi l’inesperienza e allo stesso tempo il taglio netto col passato, poi però già a distanza di poco tempo ti sono piovute addosso le critiche perché non avevi e avevate esperienza…

Forse le aspettative che avevamo generato erano molte. Mi colpì molto il servizio giornalistico di Conchita De Gregorio come se mi avesse sbattuto in faccia che a breve avrei vissuto una stagione di pressioni in una città difficile come quella di Latina… beh, credo di aver retto l’urto, anche con molta integrità perché perdere qualche consigliere strada facendo è quasi fisiologico. E qui sono rimasto deluso dal punto di vista della dimensione umana perché non pensavo che qualcuno avesse altri interessi…

Ti riferisci a qualcuno di Lbc?

Parlo in generale. A chi ha sostenuto questo percorso e poi è andato via. Ancora non ho imparato che la politica è anche questo, forse sono un visionario. Poi, è chiaro che non potevo avere esperienza, ma ero scevro anche da certi condizionamenti, poi però ho continuato a studiare e credo di aver imparato tante dinamiche e sono stato coerente a tenere la barra dritta.

Hai parlato di delusioni: l’ex assessore all’ambiente Roberto Lessio, al di là dell’operato amministrativo, dopo le dimissioni ha rilasciato un’intervista al settimanale Il Caffè, dove ci sono due passaggi che lasciano perplessi: lamenta pressioni dei consiglieri e l’inezia di funzionari pubblici.  

Per lui provo grande affetto e stima, perché è un uomo di antichi valori d’onestà. Su quelle dichiarazioni credo che lui si riferisse a qualche lamentela sullo sfalcio dell’erba da parte di consiglieri che magari abitano in Q4 o Q5 e che non stanno difendendo il giardino di casa ma un bene comune. E sono lamentele legittime, poiché un consigliere risponde anche alle istanze di un quartiere che lo ha eletto. E in verità sui ritardi mi sono lamentato anch’io. Sulla dichiarazione in relazione ai propri uffici ribadisco che si è affermato il principio della gara acquisendo un bagaglio di competenza, qui forse lui si aspettava ci fosse maggiore velocità nell’esecuzione degli atti, e lui di questo ha sofferto molto poiché era consapevole di reggere un assessorato che ha un forte riscontro nella città, tra sfalcio del verde e raccolta dei rifiuti.

Sull’abituarsi al bello, il Comune si è impegnato pur non ottenendo un risultato sodisfacente, ma a volte si dimentica la responsabilità dei cittadini che non collaborano, vedi i rifiuti accantonati senza rispettare le regole.

Ecco, non vuole essere un alibi, ma Latina soffre questa mancanza di cultura. Eppure, però, lasciami dire che questo concetto è stato ribaltato durante l’emergenza Covid, la città ha dato una grande risposta come collettività e comunità, mi sono sentito orgoglioso di rappresentare Latina, anche se ci sono delle situazioni in cui soffriamo ancora del retaggio di una cultura clientelare mentre vorrei tanto che ci fosse una coscienza etica diversa.

Oggi ti senti il sindaco di tutti?

L’esperienza del Covid è stato un passaggio fondamentale. Se io in passato non mi sono sentito il sindaco di tutti o altri non vedevano in me il loro rappresentante è chiaro che la responsabilità è da una parte personale ma anche frutto di opinioni ideologiche, poi però l’emergenza sanitaria mi ha messo in un’ottica di percezione diversa, e questa è la chiave per ragionare in termini futuri, cioè in questa città la politica deve essere capace di trovare i suoi valori comuni pur nella diversità. In questi 4 anni credo di aver messo al centro dei valori universali e per questo vorrei essere giudicato, perché ho affermato il valore del bene comune, dei valori sociali e quelli della partecipazione, che appartengono ai diritti fondamentali dell’uomo.

Capitolo sport, ti senti responsabile per la fuga di due club importanti come il volley e la pallanuoto che si sono trasferiti a Cisterna e Anzio?

No, perché le condizioni che sono maturate e hanno portato a quelle scelte non dipendevano da me: se la federazione stabilisce che è obbligatorio avere un palasport di 3mila posti era impossibile trasformare una 500 in un bus. Tornando indietro nel tempo forse era necessario lavorare sin dall’inizio per realizzare un nuovo palazzetto in modo da averlo per fine mandato, non l’avevo previsto come priorità ma ora è diventata un’esigenza. La questione della piscina è invece aver trovato una convenzione spiacevole, da cui stiamo cercando di venire fuori, contenziosi che ci siamo trovati ad affrontare anche per il cimitero, con gestioni che avvantaggiavano il privato a discapito della comunità.

Hai la grande passione per il calcio e per i colori nerazzurri della squadra della città, però dopo esserti speso affinché non sparisse il calcio non ti abbiamo mai visto al Francioni.

Sono andato solo una volta, ma non per scelte preconcette, è stato casuale. Non ero andato nella precedente gestione quando il Latina militava in serie B perché non condividevo quello che c’era dietro.

Abbiamo parlato degli ipotetici alleati del Pd, ma Latina ha anche rappresentanti istituzionali sovracomunali. Qual è il tuo rapporto con il deputato europeo Matteo Adinolfi, il senatore Nicola Calandrini e il deputato regionale Angelo Tripodi?  

Sono buoni. Nella fase dell’emergenza coronavirus li ho chiamati per creare sinergia, ragionare in termini di Latina e non per la maglia che si indossa, sarei ben lieto di condividere con loro risorse e strategie di cui beneficerebbe la città. Se mi suggerissero in anticipo di andare a intercettare delle linee di bando è un merito che gli andrebbe riconosciuto.

Se lanci questo augurio vuol dire che non c’è reale collaborazione.

Diciamo che si è concretizzata in quest’ultimo tempo. Non va dimenticato che chi ne beneficia è il cittadino, non è importante né Coletta né chi è di un altro partito. Il fine resta la città.

 

 

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