L’intervista. Enrico Forte: “Noi pontini, incapaci di valorizzare noi stessi”

Il deputato regionale del Pd non fa sconti a nessuno: a se stesso, al suo partito, alla politica, all’amministrazione Coletta e alla città di Latina. Una presa di coscienza che non è una resa ma uno stimolo per disegnare un capoluogo nuovo con un nuovo sindaco.

L’impegno nella politica e il coinvolgimento diretto nella vita amministrativa sono una costante nella sua vita. Sono la sua vita. Enrico Forte dopo aver ricoperto il ruolo di enfant prodige della politica del capoluogo (fu l’ultimo assessore alla cultura durante la stagione del consenso bulgaro della Dc nella provincia pontina) ha militato nell’area di centrosinistra, ha sempre rivendicato il dialogo e il confronto come i suoi strumenti quotidiani per costruire percorsi e non ha mai nascosto di sentirsi più di centro che di sinistra. Da due legislature è deputato regionale del Partito Democratico, alfiere del governatore Nicola Zingaretti.

Il Frecciarossa tocca Frosinone, ma scansa Latina, che ha il doppio dei suoi abitanti e quindi maggiore traffico. L’ennesimo inchino di una provincia avvitata su se stessa, incapace di ottenere risultati, al suo vicino.

Le occasioni per il territorio pontino ci sono, non mi soffermerei a guardare soltanto questo dato. Lo scalo del Frecciarossa è un trasporto su rotaia, Latina sta puntando sulla viabilità su gomma, come testimoniano la Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone.

Ma anche queste sono occasioni che abbiamo smarrito da tempo.

Siamo in ritardo, questo perché l’eccessivo peso della burocratizzazione ci schiaccia. Quelle due opere pubbliche sono potenzialmente straordinarie, ma restiamo in attesa che il governo faccia chiarezza e che il codice degli appalti sia snellito per accelerare il corso delle opere, perché non si può sempre sottostare al balletto tra vincitori e sconfitti che poi fanno ricorso… Così si rallenta il sistema. E a proposito di occasioni perse: pochi lo sanno, ma abbiamo lasciato andare via anche i finanziamenti per il passaggio sotterraneo che collega i parcheggi della stazione ferroviaria tra Latina Scalo e Sermoneta Scalo, un tunnel funzionale che non si è mai ultimato e anzi è stato tumulato per l’inerzia che ci contraddistingue.

Ecco, l’inerzia che ci contraddistingue. Sei un attivista politico da tempo, guardandoci indietro e sfogliando i giornali potremo fare copia e incolla di annunci, proclami e occasioni perse: sono sempre attuali e risplendono di nuova vita in ogni stagione della politica.

Questo che dici è drammaticamente vero. Se togliamo le date ai giornali staremo qui a parlare delle stesse criticità o degli stessi sogni da raggiungere decenni fa. La verità è che questa provincia non è riuscita ad andare avanti e le colpe è chiaro che sono delle varie classi dirigenti che si sono succedute, da quelle politiche a quelle imprenditoriali a tutte le altre forze sociali che dovrebbero produrre sforzi comuni per dare sviluppo a un territorio. L’esempio classico di fare squadra lo troviamo a pochi chilometri da noi: il limite vero che ci contraddistingue è quello di non far prevalere l’interesse comune da quello di parte, a Frosinone sono primi ciociari e poi hanno il colore politico. Se poi andiamo ad analizzare la storia di questo territorio ci siamo trovati per lunghi anni a una spartizione geopolitica chiara, ma con un’idea sempre parziale di sviluppo perché si era più ossessionati dal consenso, abbiamo avuto un potere solido delle destre per il centronord, di Forza Italia per il centrosud e dell’Udc per l’estremo sud.

Beh, qualche colpa ce l’avrà anche il centrosinistra, e in particolare il tuo schieramento, il Partito Democratico.

Certo, non siamo stati capaci di costruire un’alternativa al centrodestra. Se oggi Aprilia, Latina, Formia ma ci metto anche Sabaudia, perché seppure non essendo un grande centro è più nota a livello internazionale, non sono in mano al centrosinistra ma a schieramenti civici testimonia che non abbiamo avuto progetti oltre che uomini e donne adeguati.

Una presa di coscienza di non essere stati artefici del cambiamento che stava avvenendo in Italia e soprattutto in un territorio che era fortemente appannaggio del centrodestra: quest’ammissione è ammissione di un proprio limite.

Se analizzo questo dato mi dò una risposta: come segretario provinciale del Pd e come deputato regionale ho combattuto stagioni logoranti di potere interno, non siamo stati capaci di guardare al di là del nostro ombelico. Queste lotte intestine hanno indebolito il partito anche nei confronti di quello romano, lasciandoci ai confini dell’Impero in tutti i sensi. Se pensiamo che abbiamo in regione il Pil più alto per il comparto agricolo, abbiamo un’economia del mare importante più un polo chimico farmaceutico comunque consolidato e invece annaspiamo quotidianamente nelle nostre criticità…

Beh, le responsabilità è vero che vanno ascritte a chi aveva potere e non lo ha indirizzato nel modo giusto, a chi era alternativa ma non è stata capace di guidare il cambiamento, però una parte di colpa ce l’ha sempre chi va a votare. Tropo facile dare colpe solo a chi manovra il potere, anche perché la classe dirigente resta lo specchio di chi la vota.

Certo. Le responsabilità in maniera minore vanno ascritte anche alla cosiddetta società civile, che prima ha sostenuto le destre poi le liste civiche. E il centrosinistra? Non siamo stati capace di coinvolgere e abbiamo continuato a guardare il nostro bell’ombelico.

Ecco, quando si parla di civismo il pensiero corre alle elezioni di Latina del 2016: vince Lbc di Damiano Coletta ma perde anche Enrico Forte candidato a sindaco del Pd. Ma parliamo di presente, l’area di riferimento è il centrosinistra e di prove in quattro anni di confronto e alleanza ne sono state prodotte fino ad arrivare al patto siglato tra quattro donne di centrosinistra (Zuliani, Mattei, Campagna, Ciolfi, ndc).

Personalmente ho provato a unire questo campo di forze più volte, anche per un semplice motivo: se a Latina riproponiamo ideologicamente centrodestra contro centrosinistra c’è già un vincitore, così se vuoi avere chance di vittoria Pd e Lbc devono sedersi attorno a un tavolo ma senza pregiudiziali. Non si può partire dall’una e dall’altra parte ponendo subito chiaro che il sindaco deve essere Coletta oppure dall’altra che non deve essere Damiano. Si deve partire discutendo su cosa si deve fare per la città, sedendosi in forma paritaria.

Dopo le dimissioni dell’assessore Roberto Lessio il Pd ha espresso un comunicato durissimo nei confronti del sindaco Coletta. Non ci sono più margini d’alleanza?

Ormai siamo alla fine dei tempi supplementari, non restano che i rigori. Ora è il sindaco che deve prendere l’iniziativa politica.

Le dimissioni dell’assessore all’ambiente Lessio, che hai sempre apertamente osteggiato, ti hanno sorpreso?

A parte che mi mancheranno le sue ‘lessio magistralis’ credo che siano giunte come quando in una gara di ciclismo ci sono dei corridori che arrivano fuori tempo massimo, quando cioè gli organizzatori stanno smontando ogni cosa della tappa.

In questo gioco di ripensamenti, ammiccamenti e impedimenti che ricorda un po’ ‘I promessi sposi’ di Manzoni con la celebre frase che il matrimonio non s’ha da fare, Enrico Forte che ruolo interpreta in questa storia?

Il cardinale Federico Borromeo.

Non riuscite a trovare una sacra alleanza perché nel Pd ci sono troppe correnti che spingono in direzione uguale ma contraria, considerato anche quello accaduto nel recente passato? Il Pd a tal proposito ricorda un po’ la vecchia Dc?

No, quando c’era la Dc le correnti corrispondevano a un pensiero politico e a una giusta rappresentanza della società civile, invece le correnti nel Pd servono solo come canne d’organo ai capibastone locali.

Immaginiamo che il Pd comunque stia battendo un suo sentiero per farsi trovare pronto alla competizione elettorale della primavera 2021.

Stiamo incontrando le forze tradizionali che esprime il centrosinistra, c’è uno sforzo per individuare un candidato che va oltre le appartenenze politiche e che sia capace di dialogare con la città, cioè credo che un candidato espressione della società civile non sia un segnale che la politica abdichi, lo sarebbe se questo candidato non fosse espressione di alleanze di partiti politici. Mi spiego meglio, oggi il civismo tout court ha dimostrato che senza competenze non dà risultati, la politica non è solo malaffare ma è anche competenza, quindi un’espressione civica supportata dai partiti può fornire buoni risultati.

Quindi, un nuovo progetto per dare impulso a un capoluogo che appare sempre più depresso.

La città è arroccata su stessa, c’è forte incertezza nel domani, l’amministrazione Coletta nel suo mandato ha prodotto veramente poco dal punto di vista della crescita. Per la stessa emergenza del Covid-19 non sono state adottate misure particolari, il Comune ha fatto da sportello per i Dpcm del premier Conte, non ha pensato a come reagire o a come sviluppare una progettualità. E come Pd abbiamo inviato proposte e sollecitazioni.

Tipo?

Un esempio: sulla rigenerazione urbana Coletta e i suoi non sono stati capaci di recepire i finanziamenti che abbracciavano la riconversione dei siti dismessi. Ancora, nel settore del commercio invece non sono state avviate reti d’impresa, non ci sono nemmeno esempi di progettualità. L’autunno stavolta non sarà caldo come si usa in gergo, ma sarà freddo e gelido per la condizione di estrema fragilità che vivranno imprese e famiglie, anche perché il bilancio cittadino approvato è quello pre-Covid.

Sotto l’emergenza coronavirus la politica locale era molto impegnata sulla discussione della eventuale riapertura della discarica di Borgo Montello per via della cronica emergenza dei rifiuti.

Ecco, questo è un altro punto: è sbagliata l’impostazione della Provincia, perché è superato lo stesso concetto di Consorzio, invece si dovrebbero produrre sforzi per creare un Ato che abbracci acqua, rifiuti ed energia prodotta da quest’ultimi, un sistema che permetterebbe di abbassare le tariffe per i cittadini e creare opportunità e ricchezza.

Un aspetto che ha amplificato che Latina ancora una volta non riesce a ritagliarsi il suo ruolo naturale di cabina di regia.

Un tema centrale anche questo: l’amministrazione di Latina non svolge la sua parte di capoluogo di provincia, non si propone capofila nemmeno nel settore dei rifiuti, come non ricopre il ruolo per dettare le linee di sviluppo nel farmaceutico, nell’economia del mare e nell’agroalimentare, indebolendo altresì il suo rapporto con Roma, dimenticando che è la seconda città del Lazio, un’incapacità che si palesa anche nel non omogeneizzare il rapporto tra pianura e collina che invece ci avrebbe reso più coesi, forti e competitivi. Del resto, se non possiedi idee, progetti e lucidità non puoi ottenere risultati…

Guardando Latina io vedo un’unica periferia, una città che ha tradito se stessa, che ha fallito tanti appuntamenti con la sua storia. È possibile ancora credere nello sviluppo di questa città e di questo territorio?

Personalmente avverto disamoramento, lo ammetto, però non mi arrendo. Talvolta è più un disamoramento verso la politica che è espressione della realtà, ma questo è un limite che ci portiamo dietro dall’inizio della seconda Repubblica, quando abbiamo vissuto la stagione della scomparsa di politici illuminati che guardavano oltre il consenso. Oggi siamo troppo conservatori, la politica ha non solo l’obbligo di andare avanti ma anche di azzardare guidando nuovi processi di sviluppo.

Il turismo lo nomini poco, non credi che lo sviluppo di questo territorio passi anche per il settore turistico?

Non è l’unico. E poi il turismo presuppone la cura della città e dei luoghi, un disegno urbanistico di qualità che valorizzi l’ambiente, una raccolta dei rifiuti adeguata… Non puoi avere un bel panorama se attorno hai il contesto immerso nel degrado, paesaggistico e umano.

 

 

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