L’intervista. Giovanni Di Giorgi: “Sono un uomo libero che non guarda indietro”

Giovanni Di Giorgi è stato sindaco di Latina dal 2011 al 2015, poi la stagione turbolenta vissuta dalla città, culminata con la sfiducia e l’inchiesta Olimpia. Oggi, l’ex primo cittadino ripercorre quei giorni ma guarda solo al suo futuro di advanced advisor.

Oggi Giovanni Di Giorgi, già primo cittadino di Latina col centrodestra, è un uomo che guida non guardando dallo specchietto retrovisore. Si è lasciato alle spalle la sua storia politica e amministrativa, rigetta il concetto del ‘sistema Latina’ che viene appiccicato a un particolare momento della storia della città quando lui era sindaco e fissa nuovi traguardi da tagliare. Come libero professionista, affrancato dalla politica.

Chi è oggi Giovanni Di Giorgi?
È un professionista affermato che ha trasformato la sua vita come consulente aziendale oggi noto come advanced advisor, cioè colui che promuove i processi innovativi di un’azienda, rafforzandone le conoscenze rispetto alle opportunità che offre il mondo digitale. Certo, in questa nuova professione, il ruolo di avvocato e di amministratore pubblico mi torna utile. È una figura professionale focalizzata su un unico settore, quello legato alla quarta rivoluzione industriale, quindi un consulente evoluto.

Tocchi il mondo digitale, ma resti ancorato anche a quello dell’immaginario.
Vero. Sono direttore editoriale di una casa editrice, la Lab DFG, nata lo scorso anno e che abbraccia due settori, quello digitale e quello sportivo, un tema a me sempre caro. Con Leonardo Valle è stato pubblicato ‘Advanced Advisory’ e con Francesco Vergari ‘Vittorie imperfette’. È una casa editrice che pubblicherà testi differenti, che vuole porre al centro del progetto il lettore, poi la passione per il mondo dello sport mi ha spinto a creare una collana della casa editrice, che non casualmente si chiama ‘Ad maiora semper!’.

Sei tornato alle care vecchie passioni…
Sì, oggi mi sento un uomo libero, padrone del mio tempo. Mi interessa il futuro, non il passato, guardo al domani, non guido guardando lo specchietto retrovisore. E la politica non mi appassiona più.

Ecco, la politica. Dal 2000 al 2015 sono stati anni di grandi soddisfazioni e risultati, prima l’elezione a consigliere regionale poi la nomina a sindaco nel 2011, culminati con le dimissioni a ottobre 2014, la sfiducia a giugno 2015 e l’arresto il 15 novembre 2016 in seguito all’operazione Olimpia.

Quella data, ma già le dimissioni/sfiducia, sono una linea di demarcazione importante per la mia vita, un classico spartiacque che ti fa capire chi nutriva verso di te il sentimento dell’amicizia e chi invece era vicino a te solo per mero opportunismo. I fatti della vita mi hanno portato a conoscere tante persone che mi hanno fatto appassionare al mondo digitale, ma più in generale riprendendo il mio tempo ho aumentato la qualità della vita.

La politica fa parte del passato?
Sì. E poi la politica oggi è semplicemente decaduta, non possiede più contenuti ed è fatta solo di spot e slogan vuoti. Non solo, è completamente lontana dal mondo reale e imprenditoriale, come se si fosse creato una sorta di Rubicone col mondo circostante, incapace di fornire risposte, anche per il modesto livello culturale e di preparazione di chi la interpreta. Se pensi che l’unica strada che oggi ha il Paese per scommettere su stesso è la digitalizzazione, la ricerca e lo sviluppo, che invece l’emergenza sanitaria Covid-19 ha fatto capire come sia essenziale: infatti, in questo periodo la politica ha dimostrato di non essere capace a gestire il mondo della scuola, cioè il futuro di una nazione. Per non parlare dell’eccesso di burocratizzazione in cui siamo invischiati. Tutti elementi che fanno comprendere come siamo incapaci di affrontare i mercati.

E la politica locale?
Se vogliamo parlare della mia vicenda forse è ora di fare un distinguo. Il problema non è Giovanni Di Giorgi, il problema è il sistema Italia, dove si giudica ancor prima di essere giudicati in un’aula giudiziaria e ancor prima di una sentenza. Il processo in Italia è mediatico, di pancia, io sono un uomo di diritto, al di là della mia vicenda strettamente personale.

C’è delusione nei confronti della città?
No. La città mi ha dato tanto, io ho dato alla città e so che la città mi vuole bene. Sono rimasto deluso dal comportamento di alcuni che ritenevo amici e da alcuni della mia frangia politica, è lì che capisci chi è mosso da altri fini. E poi permettimi di precisare un aspetto: si parla tanto di ‘sistema Latina’, ma mi dici dove c’è una sentenza che giudica colpevole chi è stato coinvolto nell’operazione Olimpia? La verità è che viviamo in una società dell’apparenza, dove diventi colpevole tramite i titoli dei giornali seppure siamo in un ordinamento garantista.

Come vivi oggi la città?
La vedo in grande difficoltà, è chiaro che è in crisi, ma soprattutto è una città depressa che non ha né progetti né sogni. È vero che vive le stesse criticità delle città di provincia italiane però io guarderei oltre.

Tipo?
Io non partirei più dai problemi legati all’urbanistica, che resta un nodo importante, ma accetterei nuove sfide, come Latina città digitale. In questo settore tutti partono alla pari, hai più possibilità di centrare gli obiettivi, oltre al fatto che la quarta rivoluzione industriale è green. E poi Latina deve porsi la domanda se vuole essere causa o effetto, o è protagonista o verrà annientata dal futuro.

Che voto dài all’attuale sindaco Coletta?
Non voglio dare voti. A nessuno. Non mi pace essere giudicato, figuriamoci quindi se posso dare voti ad altri. Semplicemente, oggi osservo, non sono mai intervenuto nei dibattiti politici sulla città e mai interverrò. L’unica cosa che rivendico è che la mia amministrazione ha unito la città, tagliando gli ultimi semafori sulla Mediana, su via Pantanaccio e su via Nascosa più la realizzazione della pista ciclabile che porta fino a Latina Lido.

Dopo la sfiducia come sindaco e le vicende giudiziarie che ti hanno coinvolto è una fatica avere su di sé cicatrici bianche?
Le cicatrici sono scomparse, perché il tempo è sempre galantuomo e perché ho ho accettato nuove sfide. E poi ho una famiglia bellissima, dopo l’esperienza politica ho riacquistato i miei spazi e la mia vita, mi siedo a tavola con chi voglio e padrone del mio tempo.

Qualcuno ha ipotizzato che con tutte quelle inchieste giudiziarie si è voluto azzerare una classe politica. Cosa dici al riguardo?
Ho vissuto l’azzeramento della classe politica, quella di cui facevo parte. Forse è stato costruito a tavolino? Non sono un amante delle teorie complottiste, però una serie di elementi si sono poi uniti…

Ormai le intercettazioni telefoniche impazzano non solo più tra politici ma anche tra magistrati, come il recente caso del giudice Palamara ha confermato.
Ecco, è il sistema Italia che è andato in tilt. La classe politica s’è arroccata in sé stessa, ha di fatto però rinunciato al suo ruolo di indirizzo politico, mentre altri parti dello Stato sono frammentate dal correntismo, dove vige il bene privato piuttosto che quello pubblico, che dovrebbe restare al primo posto, ma ormai non ispirarsi ai principi della Costituzione è un dato di fatto. Sulla politica invece possiamo affermare che il Covid ha fatto emergere l’incapacità totale di alcuni soggetti al governo.

Ecco, gli errori della politica. Prima della sfiducia nel giugno 2015 da parte del consiglio comunale tu avevi indetto una conferenza stampa dove annunciasti le tue dimissioni (ottobre 2014, ndc) per poi tornare qualche giorno dopo sui tuoi passi. Se io fossi stato un giornalista presente non ti avrei fatto uscire dalla sala quando urlasti che c’erano elementi della maggioranza che ti tiravano per la giacchetta per chiare vicende urbanistiche, fu inaccettabile per la città non fare i nomi di chi ostacolava l’attività amministrativa.
L’errore fu ritirare le dimissioni, ma c’erano grandi progetti da portare avanti, tra cui l’Alta Diagnostica, e soprattutto iniziare la procedura per annullare i Piani particolareggiati. Però, fu un segnale chiaro che mandai a chi aveva fatto cadere già la precedente amministrazione e a quella parte di Forza Italia immobiliarista, che capì che l’urbanistica non poteva essere il centro dell’attività amministrativa. Fu fatta una giunta e ci ricompattammo, ma la rottura arrivò dopo con la vicenda legata ad Acqualatina.

Beh, lì però fu una prova di forza dall’una e dall’altra parte: da una parte la compagine di Fratelli d’Italia cui tu appartenevi e dall’altra Forza Italia.
Sì, ma con la differenza che nelle votazioni del cda intervenne anche la parte privata, una cosa mai vista, a sostegno di Forza Italia. Poi, neanche troppo casualmente, ecco cadere in rapida successione Terracina (governata da Nicola Procaccini, sindaco di FdI, ndc) e poi Latina. E fu la fine.

Oggi appari un uomo sereno, c’è però un grande errore che ti rimproveri in quell’esperienza?
Mi sono circondato nel mio staff di troppe persone mediocri. Dato che amo lo sport potrei utilizzare l’esempio di Bearzot che da campione del mondo di Spagna 82 portò con sé a Messico 86 tutti i componenti del precedente Mondiale, forse pur sapendo che non erano adatti per la nuova avventura. Beh, io feci lo stesso errore, dopo tanti successi, per quel grande traguardo raggiunto come sindaco volli premiare chi in realtà non era però adeguato a ricoprire determinati ruoli.

La politica ti ha lasciato segni negativi, ma qualche politico che oggi ammiri c’è?
Fermo restando che non nutro particolari simpatie per le derive sovraniste, perché sono un europeista convinto, credo che oggi manchi un partito che rappresenti la destra sociale. Comunque, mi piacciono Luca Zaia, Giancarlo Giorgetti, Carlo Calenda, Francesco Lollobrigida e Nicola Procaccini.

E chi giudichi nel territorio pontino come miglior politico del recente passato?
Sicuramente Titta Giorgi.

Tra un anno a Latina si rinnoverà il consiglio comunale e si andrà alle urne per scegliere il nuovo sindaco. Cosa prevedi?
A questa domanda mi trovi impreparato.

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