L’intervista. Nicola Procaccini: “Il futuro del territorio pontino sono le vie d’acqua, costa e canali”

Nicola Procaccini è oggi eurodeputato, in quota Fratelli d’Italia, è stato sindaco due volte di Terracina. La sua mission è quella di unire il territorio pontino tramite le infrastrutture ma puntando fortemente sulle vie d’acqua.

Nicola Procaccini, giornalista e autore televisivo, dopo due mandati da sindaco nella sua Terracina (2011-2015 e 2016-2019), lo scorso luglio è stato eletto eurodeputato nel collegio del Lazio, Toscana, Marche, Umbria. A un anno dal suo mandato è divenuto membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, più membro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Da quando hai cominciato, la tua attività amministrativa non è stata proprio lineare, da sindaco di Terracina fino alla elezione di eurodeputato ci sono momenti ed episodi non comuni. Raccontiamoli per tappe: siamo nel 2011, vieni eletto per la prima volta sindaco della tua città. Qual è il sentimento che sintetizza quel traguardo?

Lo spaesamento. È vero che avevo vissuto una precedente esperienza amministrativa, ma avevo poco più di vent’anni, mi approcciavo dopo quindici anni a vivere una nuova storia con la città, per di più da sindaco. Mi sono subito reso conto di ricoprire il ruolo del pollo al tavolo del poker. Mi spiego, mi sono sentito come quello che viene lasciato vincere, che gli viene concesso il tempo di ripulire i disastri della vecchia gestione amministrativa e poi farlo fuori per governare.

E arriviamo a un’altra tappa della vita da sindaco: la sfiducia.

No. Prima di quella ce n’è un’altra, la più importante di tutte. Siamo nel 2013, sto affrontando con determinazione il disastro finanziario, etico e amministrativo ma avverto sempre più la pressione dei partiti che mi avevano eletto. Arriviamo a una riunione all’hotel del vicesindaco Corradini, l’uomo di riferimento del senatore Claudio Fazzone, colui che mi avrebbe dovuto succedere, e non riesco mai a parlare, subisco l’ennesima umiliazione ma stavolta mi ribello. È lì che decidono di farmi cadere, il centrodestra si unisce ma non coinvolge consiglieri dell’opposizione in modo da far capire che il problema è Procaccini, ma al momento della raccolta delle firme davanti al notaio si accorgono che mancano due sigle. Così vengono chiamati Danilo Zomparelli e Fabio Minutillo, che in quel momento sono a pranzo con me: beh, sono imbarazzati e vengo a sapere di quello che sta accadendo, così decido romanticamente di andarmi a cercare la bella morte. Insoddisfatto di me stesso, decido di lanciare un messaggio con un’azione folle: nel giro di 24 ore formo una giunta civica, chiamando a raccolta le migliori risorse umane di Terracina e dintorni, così coinvolgo per lo sport Mario Pescante, per l’ambiente Emilio Selvaggi, l’ingegner Percoco ai lavori pubblici e per il sociale Roberta Tintari. Sono consapevoli, come me, che è una giunta che durerà appena un giorno, il tempo di raccogliere idee e firme per chi vuole farmi cadere. Invece, passa qualche giorno e noi cominciamo a lavorare, passano le settimane e le firme per la sfiducia tardano e noi continuiamo a lavorare. E più trascorrono i giorni più questa giunta produce e gli oppositori sono in difficoltà, fino a giungere al 6 maggio 2015…

Ecco, in quella data che segna la fine del primo mandato cosa hai provato?

Collera. Sapevo di essere giunto alla fine del percorso amministrativo così quella sera stessa in cui si raccoglievano le firme per la sfiducia sono andato a distrarmi giocando a calcio con gli amici al campo dell’oratorio. Per dimostrare anche serenità per quello che avevo fatto come sindaco.

Beh, immagino che non avrai giocato in porta… (Procaccini è stato portiere del Terracina in serie D, ndc).

No, stavo in mezzo. Avevo necessità di sfogarmi (ride).

Poi, altra tappa: la rielezione nel 2016.

Grande soddisfazione. Era nell’aria la vittoria ma la certezza non c’è mai. Sapevo di aver lavorato bene, di aver acquisito consapevolezza nell’azione amministrativa, anche perché dopo ho potuto creare una giunta di qualità, di non guardarmi le spalle dagli ‘alleati’ politici…

E arriva il 2019: la vittoria per andare in Europa.

Un’ulteriore evoluzione nel mio percorso, da quando avevo cominciato a fare il rappresentante d’istituto. Non essendoci un terzo mandato come sindaco e pensando come essere utile a Terracina e a Fratelli d’Italia ho immaginato che quello poteva essere il passaggio giusto, ma prima di diventare eurodeputato ho chiesto il permesso ai terracinesi, anche perché ammetto di aver faticato non poco a separarmi dalla mia città.

Gestire Terracina in questi ultimi anni non è stato semplice, c’è sempre una lotta fratricida all’interno dello stesso schieramento di centrodestra. Come mai?

Credo che sia fisiologico che gli ultimi ballottaggi siano frutto di lotte tra schieramenti alleati, l’intera provincia di Latina possiede forte la presenza di centrodestra ed è chiaro che la selezione e l’ambizione si concentrino qui. Poi, ci sono le aspirazioni personali.

Chiaramente ti riferisci alla vicenda che vede coinvolto un ex esponente di FdI, Luca Caringi, che dopo un lungo percorso insieme probabilmente si candiderà a sindaco con la Lega.

Sì, la delusione per il rapporto umano che è venuto meno mi ha impedito per qualche notte di dormirci su.

È così difficile essere alleati nel centrodestra, considerando sia Terracina che Fondi, altra città che si prepara alle amministrative?

Questione di punti di vista. Noi di Fratelli d’Italia abbiamo espresso massima disponibilità a far entrare i nostri alleati nella coalizione che sosterrà il sindaco uscente, cioè Roberta Tintari. Lo stesso è avvenuto a Fondi, vale a dire candidando il sindaco uscente Beniamino Maschietto, ma qui gli alleati non sono ben voluti, tanto che la Lega si è dissolta e FdI non è stata mai invitata a far parte della coalizione. Però destino e fortuna vuole che abbiamo la disponibilità della candidatura a sindaco dell’avvocato Giulio Mastrobattista, un uomo competente e popolare che ci fa anche ben sperare.

Ti impegnerai più a Terracina o a Fondi per la campagna elettorale?

Nell’intero collegio, anche le Regioni Marche e Toscana vanno alle elezioni. Darò una mano anche a Raffaele Fitto in Puglia.

Parlando di alleati e casacche diverse, pochi giorni fa in un comunicato hai espresso la volontà di far uscire dall’isolamento il territorio provinciale, abbracciando diversi punti, divisi tra vie di terra, cielo e acqua. Un comunicato uscito poche ore dopo l’ufficialità del transito dell’alta velocità a Frosinone: immagino non una casualità, in quel tuo scritto si interpretano oltre che parole di buona volontà e riscatto anche una buona dose di frustrazione.

Ammetto di aver provato entrambe le sensazioni, oltre alla felicità per il grande traguardo raggiunto da una provincia gemella, con cui condividiamo intensi rapporti commerciali. Il nostro limite è che insistiamo con la Pontina mentre non pensiamo ad alternative. Se parliamo della Ciociaria dovremmo pensare a una linea ferroviaria Latina-Frosinone con due città che sono ancora collegate da una strada vecchissima come la Monti Lepini. Quando hai un deficit di infrastrutture hai la peggiore dannazione che ti possa capitare, purtroppo i tempi sono lunghi, così accade che chi può puntare oggi su una via di collegamento è scoraggiato dalle tempistiche, perché il taglio del nastro lo effettuerà sicuramente qualcun altro che viene dopo di te, un meccanismo micidiale che ti porta a sperperare le poche risorse che hai in cose piccole per dare soddisfazione a un assessore regionale che inaugurerà l’opera. Onestamente non so di chi sia il merito del FrecciaRossa a Frosinone, so di certo che non è il mio.

Come continua il libro dei sogni di Nicola Procaccini da sindaco a eurodeputato, avendo anche la possibilità di spaziare molto di più rispetto a prima?

Con progetti che mi legano ancora a Terracina, come quelli riguardanti l’erosione costiera, infatti a giorni presenteremo la candidatura al bando Life, che abbraccia tutto il litorale, dal ripopolamento ittico alla tutela della flora e costa. Ho poi una fissazione per le vie d’acqua, non solo di mare, mi riferisco in particolare a quella fitta rete di canali che animano l’intero territorio provinciale: se si rendessero navigabili in modo sostenibile potremmo decongestionare il traffico di Pontina e Appia, vendendo anche il prodotto in termini turistici.

Parliamo d’Europa, turismo, mare, abbiamo una visione ampia, oggi continentale, poi però non riusciamo a compattare unità d’intenti di un microcosmo molto similare come Terracina, San Felice Circeo e Sabaudia…

Vero, a oggi non c’è stata una visione unitaria. Oggi nella disperazione declinata dall’emergenza sanitaria ci siamo accorti che dovremmo essere sinergici, primo perché dobbiamo rinunciare al turismo internazionale e poi perché questa riviera può beneficiare del turismo di prossimità, e non di lungo raggio come quello di Roma: il turista vivendo qui nel weekend o in un mese può scoprire le bellezze di varie città della costa.

Non sarebbe naturale che tutte le forze partitiche, politiche, associative, economiche di una città che possiede un eurodeputato, che ha la possibilità di far convergere finanziamenti sul suo territorio, si sedessero tutte attorno allo stesso tavolo?

Dipende sempre dalle persone. Ho messo in piedi il progetto ‘Strade d’Europa’ che coinvolge tutti gli amministratori di ogni partito, quando lo presento nelle varie provincie non escludo nessuno. Dipende sempre da come si vuole fare l’amministratore, chi mette un partito politico davanti alla città otterrà poco, chi mette la propria città davanti al suo partito otterrà molto.

Sei giornalista da una vita, ma da tempo sei dall’altra parte. Cosa ti ha insegnato questa professione?

Ad accettare le critiche. Quando leggevo un articolo contro la mia amministrazione ho sempre pensato che quello è il lavoro del giornalista, capisco che chi fa il politico e non ha mai fatto il giornalista immagina chissà quali strategie dietro certi articoli critici. Aver fatto il giornalista mi consente di avere un approccio più sereno quando affronto l’informazione.

Un limite di Terracina.

Pigrizia, tipica dei posti baciati da Dio.

Un suo pregio.

Di Terracina o dei terracinesi?

Di entrambi.

Di Terracina la storia affacciata sul mare. Dei terracinesi l’apertura mentale, tipica dei posti di mare, aperti al confronto continuo.

Un limite della provincia di Latina.

Le infrastrutture. Ma perché infrastrutture? Perché siamo sempre stati incapaci di pensare alle generazioni future.

Un suo pregio.

Sono innamorato dei pionieri della bonifica, questi uomini e donne venuti dal Nord che hanno un’etica e cultura del lavoro uniche, questi uomini e donne dagli occhi chiari a cui piace mettere la sambuca nel caffè sono una dote straordinaria per il territorio. Senza di loro noi oggi non saremmo migliori di quello che siamo.

Un limite dell’Italia.

Il Movimento 5 Stelle, che ha rappresentato bene il limite italiano: l’ideologia dell’uno vale uno è devastante, amplifica l’antimeritocrazia.

Un suo pregio.

La creatività, non c’è talento più bello della creatività.

Un limite dell’Europa.

L’assenza d’identità. Oggi l’Europa è solo un comitato economico.

Un suo pregio.

La cultura, che si è stratificata nel corso dei millenni.

La tua più grande soddisfazione in questo primo anno da eurodeputato.

Mi sono occupato molto di immigrazione nella mia commissione e qualcuno comincia a capire che il nostro atteggiamento severo nei confronti dell’immigrazione è che governando il fenomeno non solo saremo in grado di mantenere l’ordine e la pace nei nostri territori ma anche in grado di offrire sicurezza agli immigrati.

Hai sempre dichiarato ‘non lasceremo mai morire in mare nessuno’…

Esatto. Governare a monte il fenomeno, far salire a bordo di navi e non di zattere persone che fuggono da situazioni critiche e di cui possiamo già sapere che lavoro potranno fare in Italia, o Europa, o ancora che tipo di persone sono: questo significa integrazione, che significa anche beneficiare dell’immigrazione, perché nessun popolo dell’umanità potrà mai fare a meno dell’immigrazione. Sia chiaro che immigrazione non è speculazione come ci hanno insegnato alcune situazioni spiacevoli cui abbiamo assistito o un buonismo senza senso.

 

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