“Mi manca il pubblico”. Lamentela da calciatore? No, da scrittore

Il pubblico è il grande assente durante lo svolgimento degli eventi in calendario. Mancherà alle partite di calcio e agli incontri letterari, con qualche piccola differenza.

“Mi manca il pubblico. La sua sofferenza, la sua gioia, mi manca fortemente la sua partecipazione emotiva”. No, state tranquilli non è un calciatore all’indomani della ripresa del campionato di serie A a esprimersi in questo modo, ma un qualsiasi scrittore che è costretto ancora oggi a fare a meno del suo pubblico. Certo, un conto è giocare contro un avversario che sta lì, un conto è parlare verso una fotocamera e blaterare a un pubblico di poche decine di persone in diretta streaming. Manca il contatto. Non fisico, che il calciatore ha, ma quello emotivo, che lo scrittore, già pervaso di suo dal senso d’inquietudine e dallo stato del desiderio possiede.

Ancora: il calciatore, seppure in assenza del coro dei ‘vaffanculo’ o delle grida di trionfo per un gol realizzato, ha contezza di avere una telecamera che proietta le sue gesta al di là del terreno di gioco e che saranno gustate da un numero considerevole di pubblico, a differenza del pubblico di manzoniana memoria per gli scrittori.

Ecco, assisteremo in questo momento a una crisi identitaria degli autori letterari, disorientati dall’assenza di pubblico, costretti per far sopravvivere le proprie opere e per sopravvivere alla propria vanità ad accettare compromessi con le dirette streaming. Un consiglio: prendiamo queste dirette come allenamenti per quando avremo folle oceaniche da arringare sulla bontà dell’architettura narrativa delle nostre opere. Magari lì saremo capaci di fare un gol.

Articoli correlati

Lascia un commento