Motocross, Lorenzo Pecorilli: “Il mio riscatto lo scriverò sulla pista”

Intervista a Lorenzo Pecorilli, campione in erba del motocross, tra i rimpianti per una stagione compromessa da una frattura alla clavicola alla ripresa fino allo stop per il Covid-19. A breve allenamenti in Sardegna e Belgio.

Tra le priorità di Lorenzo Pecorilli, 15enne che corre in classe 125, in questo 2021 ci saranno dei punti fissi, come la partecipazione agli Internazionali d’Italia MX2 in febbraio 2021, primo appuntamento in scaletta. Il pilota, che corre con la licenza del Motoclub Lazio Racing di Latina per i colori del team di Rieti Seven Motorsport, è sempre seguito dal coach e istruttore Simone Paolucci, affiancato in questa stagione dal campione Daniele Bricca.

 

Hai ricevuto nei giorni scorsi il Premio sportivo Invictus Generazione Z. Che cosa hai provato?

“Una profonda gioia, anche inaspettata. Un premio che mi inorgoglisce e mi spinge a farmi capire che nello sport, e nella vita, non si molla mai. Dopo l’infortunio alla clavicola purtroppo è terminata la stagione, la caduta ha compromesso inevitabilmente gli Italiani e i Regionali, ma vedermi assegnare un premio è una grande iniezione di fiducia per affrontare il futuro”.

Questo premio è nato attorno alla letteratura sportiva, c’è un autore sportivo o un asso di qualsiasi disciplina, del passato o del presente, che ammiri in particolare?

“Nel motocross ammiro la forza di volontà e la grinta di Nicola Dutto, un grande pilota che si è saputo riprendere da un infortunio che lo ha reso paraplegico. Non ha mollato, dimostrando una caparbietà e forza d’animo uniche, si è rimesso in sella e ha corso nel 2019 anche la Dakar. Non so se può essere paragonato a un eroe sportivo, al pari di un Alex Zanardi, che sono campioni di vita, esempi e modelli da seguire non solo per i giovani, ma per chiunque cerchi un riscatto”.

Rimpianti per quella caduta che ha frenato le tue ambizioni per gli Italiani?

“Sì, i rimpianti ci sono. Mi sentivo bene e come al solito quando sei in forma credi di strafare, diventi un po’ guascone e temerario. Sta a significare che per il futuro saprò come gestire la mia esuberanza”.

A un certo punto, però, sembrava che tu potessi riscattare la stagione aggiudicandoti almeno il campionato regionale, ma complice l’infortunio e il campionato dichiarato chiuso anzitempo per l’emergenza Covid hanno fatto slittare anche questo titolo. Come hai vissuto questa stagione anomala, tra infortuni, potenzialità espresse e l’incertezza dovuta all’emergenza sanitaria?

“Ho sofferto. Perché spesso l’attesa è una sorta di condanna. Ti relega indietro, devi recuperare terreno, devi fare i conti con te stesso e con chi ti è accanto, ma nel frattempo non hai la possibilità di dimostrare quanto vali. L’emergenza sanitaria, poi, ha amplificato questo sentimento che ha finito per disorientare ogni sportivo”.

Sei più deluso per la stagione come si è conclusa o sei più motivato per scrivere grandi pagine di futuro?

“L’attesa e la mancata possibilità di chiudere la stagione per motivi esterni allo sport mi ha caricato ancora di più. Ammetto di aver vissuto attimi di frustrazione, ma sapere che c’è uno staff tecnico e una squadra che lavora al mio fianco dà una fiducia illimitata verso il futuro. Oggi ho fame di allenamento, di prove, di circuito, di gente, di gare, di applausi, di fischi e anche di insulti. Tornare a gareggiare significherà tornare alla vita”.

Hai in mente di fare le cose alla grande: preparazione invernale in Sardegna e in Belgio per affrontare una grande stagione. Quanto è importante allenarsi fuori dal solito circuito?

“Correre su altre piste, conoscere altra gente, confrontarsi con altri piloti e tecnici ti arricchisce e ti fa capire velocemente gli errori, alla fine ti migliora in maniera esponenziale, perché concentrarti sulla moto in un mondo che non ti appartiene è un modo per stare anche soli con se stessi e farsi delle promesse per la prossima stagione, perché allenandoti nei circuiti di casa difficilmente ti guarderesti così dentro”.

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