‘Reboot’, Milano riparte con la forza della narrativa

Annarita Briganti ha curato in un’antologia la voce di 22 tra scrittori e giornalisti che invitano la Lombardia a rialzarsi dopo la tragedia del coronavirus.

“Ti accorgi che il mondo sta cambiando quando la tua agenda personale diventa una lunga riga nera”. È ancora scossa Annarita Briganti, giornalista e scrittrice, quando parla della sua nuova creatura. E sì, perché ‘Reboot. Lettera d’amore a Milano’, appena pubblicato dai tipi di bookabook, nasce durante la pandemia da Covid-19, la quarantena, l’isolamento, il distanziamento sociale (“ma chiamiamolo fisico, per favore, che ancora per fortuna non è di classe” sottolinea) e ha il chiaro intento di unire una nazione uscita dall’emergenza sanitaria coronavirus più lacerata di prima. E infatti è da qui che nasce la scintilla in Annarita, curatrice dell’antologia che racchiude 22 tra scrittori, giornalisti e blogger, chiamati a gridare al mondo il loro amore, la loro riconoscenza, le loro tante contrastanti emozioni per una città che è, e resta, il motore di questo strampalato Paese che è l’Italia.

“L’idea di mettere su una squadra di 22 scrittori per confezionare un’antologia mi è venuta proprio perché leggevo sui social questo odio lanciato contro Milano, una città che invece è naturalmente accogliente, che non respinge, che offre a chiunque una possibilità di realizzazione, che sia professionale o personale. Io stessa anni fa sono stata abbracciata da Milano, tant’è che mi sento milanese d’adozione, e fatico a comprendere questo astio nei confronti dei lombardi. E stento a credere a quest’antipatia violenta urlata in un momento fragile come questo, quando la vita di ognuno di noi si è sbriciolata in un attimo come se stringessimo forte un frollino tra le dita” spiega la scrittrice.

Non solo, un altro aspetto che ha spinto Annarita Briganti a unire diverse sensibilità narrative per questo progetto comune è la ferma convinzione che la letteratura possiede una forza dirompente, quella capacità che hanno da sempre i libri, di stimolare le coscienze “e di mutare le cose. I libri, le parole, le azioni culturali rappresentano da sempre un modo per cambiare il mondo” continua. Attenta a quello che la circonda, la Briganti non le manda a dire, rimasta anche sconcertata per l’assenza di imput non giunti dalla intelleghenzja meneghina, evidentemente disorientata dalla pandemia e rimasta impotente davanti al tempo che scorre, dato che “mi aspettavo qualche telefonata per condividere idee e progetti e invece ognuno si è autoisolato piuttosto che animarsi per reagire” confessa. Una convinzione che trae linfa anche da un’equità, o se preferite un equilibrio, tra le forze in campo: 11 donne da una parte e 11 uomini dall’altra, ma non sono due squadre che si scontrano, sono un corpo omogeneo che crede che “la scrittura non ha sesso. E non è un caso che i miei progetti editoriali partano tutti da questo assunto” ci tiene a precisare, in modo che tutti, ma proprio tutti, si possano abbracciare. E cioè Lorenzo Beccati Paolo Bianchi, Andrea Cisi, Luisa Ciuni, Piero Colaprico, Isabella Fava, Felice Florio, Pierfrancesco Majorino, Lapo Mazza Fontana, Giorgia Messa, Eleonora Molisani, Montel, Elena Mora, Davide Mosca, Francesca Noè, Manuela Porta, Giulio Ravizza, Sara Recordati, Micol Sarfatti, Nicoletta Sipos, Jacopo Tondelli e, giustappunto, Annarita Briganti.

Un coraggio che a lei e ad altri non manca, però. Anche perché questo progetto appartiene a quelle idee che si sviluppano attorno al concetto di beneficenza, dove tutti lavorano gratis, dedicando tempo e passione e non percependo un euro, dove editore, autori e grafico (a proposito, da bacio accademico la copertina di Iacopo Bruno che richiama uno dei simboli nuovi di Milano, il Bosco Verticale, illustrato con precisi tratti nostalgici) mettono a disposizione le proprie capacità professionali per aiutare gli altri, nella fattispecie infatti i proventi del prezzo di copertina (4,99 euro) verranno devoluti al Comune di Milano, destinati in particolare al Fondo di Mutuo soccorso voluto dal sindaco Giuseppe Sala per riavviare quei piccoli esercizi commerciali colpiti dall’emergenza sanitaria. Non a caso, il ‘Reboot’ che campeggia sul titolo richiama il processo di resettare, di riavviarsi, di rinascere, quello spirito tanto caro alla Milano che non si ferma. Perché alla fine nessun periodo buio è tanto lungo da impedire al sole di sorgere di nuovo, “anche se alla favoletta de ‘Andrà tutto bene’ non ho mai creduto. Basta guardare i tiggì per rendersi conto di come gli italiani sono gli uni contro gli altri, di come i Paesi della Ue si fanno la guerra tra loro, di come gli Usa sono in fiamme per criticità vecchie e irrisolte. Alla fine, la pandemia non ci ha reso migliori di quello che eravamo, l’effetto magico è stato solo un flash condito da applausi sui balconi e dagli inni cantati. Per questo insisto nel dire che c’è necessità di un nuovo umanesimo, rappresentato da una poesia capace di sconfiggere il cinismo e di impegnarci maggiormente nel rispettare l’ambiente”. Magari (ri)partendo proprio da ‘Reboot. Lettera d’amore a Milano’, immergendoci in un coacervo di dolore e speranza.

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