Stress e comfort zone: la scelta di Gattuso

Tra la comfort zone e alzare l’asticella degli obiettivi c’è quell’equilibrio fluttuante dell’ambizione che resta una sorta di stop and go quando nella vita non si è predestinati e ogni giorno devi dimostrare di meritarti quel posto al sole che faticosamente hai raggiunto. Troppo lungo? Lo so, mi sono stressato anche io a partorire un pensiero del genere. E infatti il vero pericolo tra vorrei e non potrei, e soprattutto tra potrei ma non posso, si chiama ansia. Quante volte prima di affrontare una prova confidiamo al nostro (piccolo) ego “mi è sufficiente immaginare che ce l’avrei potuta fare”, quindi poi bellamente rinunciamo allo slancio di raggiungere quell’obiettivo che era lì, a portata di palmo, a un alito, a un passo. E così preferiamo cullarci in una sorta di bolla autoreferenziale, con le nostre comodità e i nostri agi e finanche con i nostri (eterni) desideri, che poi si trasformeranno in ultimo in illusioni. Nella vita professionale queste prove sono all’ordine del minutaggio, immaginate invece chi vive di sport a livello professionale, con la pressione della dirigenza e dei media, giudicato per una prestazione che direttamente non dipende nemmeno da voi. Vestire i panni dell’allenatore (di calcio, poi) non è un bel mestiere se non sei capace nel gestire la pressione che hai attorno. Non vi parlerò di Sinisa Mihajlovic, appena esonerato dal Bologna, e nemmeno di Thomas Tuchel che ha subìto il benservito dal Chelsea dopo che la dirigenza lo aveva accontentato, milionariamente cianciando. No, la storia stavolta appartiene a quei figli di un dio minore del calcio, anche se poi non è affatto così. Giacomo Gattuso oggi è stato sollevato dal suo incarico di allenatore del Como, club di serie B, che nutre grandi ambizioni: i proprietari indonesiani sono tra gli uomini più ricchi al mondo, hanno in rosa giocatori del calibro di Fabregas, Baselli, Mancuso, Cerri e Cutrone e puntano alla massima serie, anche –dicono- per valorizzare la bellezza del paesaggio lariano. Solo che l’inizio deltorneo non è stato incoraggiante: pari col Cagliarie Pisa (coi lariani sempre in vantaggio a pochi attimi dal fischio finale), poi sconfitte con Brescia e proprio Frosinone.

L’ansia resta una risposta fisiologica di difesa del nostro cervello a quello che percepiamo come pericolo, e che quindi ci genera preoccupazione. Lo stress così può derivare da ansia di prestazione oppure dall’essere assolutamente perfezionisti. Eppure Gattuso è un vincente: è entrato in corsa nella conduzione tecnica del Como, ha vinto il campionato di serie C, ha ottenuto la stagione successiva una comoda salvezza in B, però ora di fronte a tutta questa pressione di conquistare un grande obiettivo come la serie A non ha retto, la città evidentemente da lui pretende sempre di più (è anche comasco, immaginatelo al bar o al ristorante…), dopo appena una giornata di campionato si è dato malato, ha mandato avanti il suo secondo, prendendosi tempo per riflettere. Ma non c’è tempo, caro Giacomo. L’ansia divora soprattutto il tempo.

Ti aspettiamo per altre battaglie, perché quello che non ti distrugge ti rafforza. A domani, Giacomo.

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